Airbus A320 è stata messa a terra durante uno dei weekend più trafficati dell’anno. Perché? Un aggiornamento software straordinario, ovviamente. Non è la solita routine, ma un vero e proprio terremoto tecnologico ordinato dallo stesso Airbus, che ha deciso di correggere un problema scoperto all’improvviso. Ecco come una semplice radiazione solare ha messo in crisi un gigante dell’aviazione.
Secondo la solerte Agenzia per la Sicurezza Aerea dell’Unione Europea, un volo JetBlue del 30 ottobre ha vissuto un “evento di pitch down non comandato e limitato.” Tradotto dal burocratese, l’aereo si è messo a inclinarsi senza nessuno dietro il volante, o meglio, senza un pilota a spingere il comando. Se pensate che sia una disavventura isolata, beh, vi sbagliate. L’effetto domino si è esteso dagli Stati Uniti all’Australia e pensare che l’unico colpevole è stato il sole, sì proprio quello che scalda la spiaggia.
Airbus ha spiegato così la necessità dell’intervento: “Un recente evento su un aeromobile della famiglia A320 ha rivelato che la forte radiazione solare può corrompere i dati critici per il funzionamento dei sistemi di controllo del volo.” Se non è un capolavoro di ingegneria a prova di incubo, poco ci manca.
I regolatori hanno rilanciato con il colpo di scena, avvertendo che in scenari peggiori potrebbe verificarsi “un movimento incontrollato dell’equilibratore.” Tradotto: il muso dell’aereo potrebbe buttarsi giù da solo, il classico brivido di adrenalina quotidiano per i passeggeri, vero?
Un disastro globale… o quasi
American Airlines, che vanta la più grande flotta di A320 al mondo, ha subito fatto i conti con la realtà: 209 aerei colpiti (leggermente meno dei 340 inizialmente conteggiati). La compagnia ci tranquillizza dicendo che, alla fine della giornata, meno di 150 velivoli aspettano ancora l’aggiornamento e che quasi tutto sarà svolto prima di andare a letto. Perché sì, a quanto pare anche le compagnia aeree si danno da fare, ma che tensione poter volare oggi tranquilli senza pensare al sole malefico!
United Airlines è meno colpita: solo sei aerei su cui lavorare e garantisce “minimi disagi.” Parola loro. Nel frattempo, Air India, co-proprietaria con Singapore Airlines, afferma di aver aggiornato il 40% dei velivoli coinvolti senza cancellare alcun volo, anche se c’è stata qualche variazione nell’orario. Doppia faccia, perché come no, nessuno vede la frustrazione dietro quei ritardi.
La compagnia low-cost Scoot, sempre sotto l’ombrello di Singapore Airlines, ha un bel da fare con 21 su 29 A320 da aggiornare, sperando di tagliare il traguardo entro il sabato. Intanto in Australia la faccenda si fa più seria: Jetstar Airways ha cancellato un centinaio di voli. La combinazione con Qantas, che insieme copre il 65% del mercato interno, rende l’episodio ancora più rilevante, soprattutto visto che il rivale Virgin Australia si prende il resto (circa il 33%). Certo che questo aggiornamento non poteva capitare in un momento meno strategico…
ANA Holdings dal Giappone, simbolo della potenza Airbus nella terra del Sol Levante, ha dovuto cancellare 65 voli. Nel paese dove il Boeing regna sovrano, Japan Airlines si ringrazia, visto che non è afflitta da questo problema almeno al momento.
Non si tratta di una semplice revisione tecnica: questa direttiva è una delle più pesanti nella storia cinquantacinquennale di Airbus. Tra tutti i problemi, i maggiori disagi si sono concentrati in Asia, dove la famiglia A320 è la spina dorsale dei voli a corto raggio, un mercato essenziale e spietato.



