AI mania: Google spara il doppio e Wall Street lo punisce come un adolescente in crisi

AI mania: Google spara il doppio e Wall Street lo punisce come un adolescente in crisi

Ah, Alphabet, la meraviglia di Google, sembra che il 2025 sia stato un anno da manuale, con un record di ricavi da far saltare il tappo di champagne: oltre 402 miliardi di dollari, un’aumento del 15% rispetto al 2024. Per il 2026, la società ha deciso di giocare in grande, anunciando che spenderà tra 175 e 185 miliardi di dollari in investimenti, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Dove andrà a finire tutto questo denaro? Semplice, nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Peccato che il mercato, sempre così ottimista, non abbia esattamente applaudito, facendo crollare il titolo di circa il 7% subito dopo la presentazione dei conti. Per fortuna, poi le perdite si sono un po’ assorbite, ma Alphabet continua a ballare con un -3% nel pre-mercato americano.

I guadagni da Search, YouTube e pubblicità

Solo nel quarto trimestre, il colosso di Mountain View ha incassato la bellezza di 113,8 miliardi di dollari, con un incremento del 18%. Il tanto lodato amministratore delegato Sundar Pichai non ha perso occasione per cantare le lodi: “È stato un trimestre straordinario per Alphabet. Search ha avuto un utilizzo senza precedenti, trainato dall’intelligenza artificiale che continua a spingere l’espansione”. Ecco spiegato il miracolo: il profitto netto è salito a 34,5 miliardi in tre mesi, ossia un +30%, mentre l’utile per azione è balzato a 2,82 dollari, in crescita del 31%. Non male come piccolo dettaglio.

Naturalmente, la stampa mainstream ha messo in evidenza solo i numeri dorati e le promesse di innovazione, dimenticandosi che dietro quei numeri si cela una spesa incontenibile che neanche i più ferventi sostenitori dell’AI riescono a giustificare pienamente.

Google Search e YouTube: regine indiscusse del business digitale

Il motore di ricerca di Google ha generato un sontuoso bottino di 63 miliardi solo nell’ultimo trimestre, crescendo del 17%. Ma non c’è da stupirsi: sono numeri da capogiro a fronte del fatto che praticamente l’intero mondo dipende da quel trafficato motore di ricerca. Nel frattempo YouTube, la piattaforma di video numero uno sul globo, ha superato i 60 miliardi di ricavi annuali, messi insieme da pubblicità e abbonamenti. Il twist? La pubblicità vale da sola 11,4 miliardi trimestrali, mentre gli abbonamenti ne raggiungono 13,6. Insomma, da chi lo dice che la pubblicità online non è un affare d’oro?

L’assalto al cloud e all’AI

Non possiamo dimenticare l’impennata vertiginosa di Google Cloud, che nell’ultimo trimestre ha fatto faville portando a casa 17,7 miliardi di dollari. Parliamo di un balzo del 48% anno su anno, tanto da chiudere il 2025 con un fatturato annuo superiore a 70 miliardi. Se i numeri vi sembrano folli, sappiate che l’utile operativo di Cloud è più che raddoppiato a 5,3 miliardi nel trimestre, grazie a una domanda insaziabile di soluzioni AI da parte delle imprese. Insomma, non è solo una storia di numeri, ma di un vero e proprio cortocircuito fra tech, servizi e outsourcing AI che promette di riscrivere ogni regola del gioco economico.

Costi in ascesa, ma l’AI costa cara

Dietro l’angolo, però, si nasconde il conto salato delle spese operative, che sono salite a 77,9 miliardi solo nel trimestre. I costi per la ricerca e sviluppo sono esplosi a 18,6 miliardi, caricati da una robusta fetta di investimenti dedicati allo sviluppo di modelli di intelligenza artificiale a livello aziendale. In più, un onere di 2,1 miliardi è stato imputato alla valutazione delle azioni di Waymo, la divisione dedicata alla guida autonoma, perché ovviamente anche il futuro a guida senza conducente ha il suo prezzo da pagare. Insomma, l’AI non è solo magia digitale, ma una vorace mangiatrice di soldi che trasforma investimenti in bolle di sapone, almeno secondo le prime reazioni del mercato.

La generazione AI e il pressing su Siri

Non aspettatevi scoop clamorosi su Apple, che mantiene gelosamente il riserbo sul futuro di Siri: gli analisti hanno sperato in qualche chicca, ma l’amministratore di Alphabet ha preferito concentrare l’attenzione sulla loro AI generativa. Sundar Pichai ha snocciolato qualche numero da capogiro:

“I modelli proprietari come Gemini elaborano oltre 10 miliardi di token al minuto grazie all’uso diretto delle API da parte dei clienti, mentre l’app Gemini ha superato i 750 milioni di utenti attivi mensili.”

Tutto questo mentre noi comuni mortali continuiamo a chiederci se davvero questa corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale porterà a qualcosa di buono, o semplicemente a un altro gigantesco baile pubblicitario mascherato da progresso tecnologico.

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