Aggiornamento sulle regole d’asilo UE Lo show dei parlamentari in conferenza stampa martedì alle 14

Aggiornamento sulle regole d’asilo UE Lo show dei parlamentari in conferenza stampa martedì alle 14
Parlamento Europeo a Strasburgo, precisamente nella scintillante sala stampa intitolata a Daphne Caruana Galizia (WEISS N -1/201). Immaginate l’atmosfera: qualche curioso, qualche addetto ai lavori, e un pizzico di sarcasmo politico in sottofondo.

In scena ci saranno i famigerati relatori parlamentari Lena Düpont (EPP, DE) e Alessandro Ciriani (ECR, IT), pronti a declamare le ultime novità sulla riforma del regolamento di asilo europeo: un vero spettacolo di pragmatismo burocratico mascherato da progresso politico.

Per i multilingue o gli amanti del cosmopolitismo istituzionale, sarà offerta l’interpretazione simultanea in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e polacco, così che nessuno possa sfuggire al rituale rito della confusione linguistica.

E per chi preferisse la modernità, la conferenza stampa sarà trasmessa in diretta streaming sul Centro Multimedia del Parlamento, perché l’informazione deve essere accessibile… o almeno così si dice.

Ovviamente, solo i media accreditati potranno fare i migliori scatti dal vivo. Per i più pigri, sarà possibile partecipare anche da remoto, con microfono e cuffie consigliate per una qualità audio “decente” (proprio come un concerto di periferia). L’interpretazione simultanea? Soltanto per chi avrà il coraggio di mostrarsi in video.

Il contesto da manuale dell’ipocrisia istituzionale

Dicembre 2025: quei pluri-entusiasti negoziatori di Parlamento e Consiglio Europeo (probabilmente sorseggiando un cocktail burocratico) raggiungono un “accordo politico” per aggiornare le regole del diritto d’asilo del 2024. Ovviamente, nel menù c’è il concetto stellare di “paesi terzi sicuri” e, udite udite, una lista EU di “paesi di origine sicuri”.

Così, la magia: gli Stati membri potranno rigettare con più facilità le richieste d’asilo provenienti da quei paesi considerati sicuri – perché, si sa, la sicurezza è un concetto che gioca a nascondino – oppure quando i richiedenti potrebbero essersi rifugiati in un paese terzo “sicuro” al di fuori dell’UE. Tradotto: meno lavoro per i governi, più giri di parole per chi cerca protezione.

Il comitato Civil Liberties ha già dato l’imprimatur a questi due accordi provvisori il 27 gennaio 2026, probabilmente dopo aver lanciato un sospiro di sollievo o, chissà, di complicità.

Il gran finale? Le votazioni in plenaria, previste lo stesso martedì 10 febbraio a partire dalle 12:30, subito dopo un brevissimo dibattito, quanto basta per far vedere a tutti che la democrazia è stata almeno formalmente rispettata.

Se il ferro è caldo, o per meglio dire il politichese è fluido, seguirà poi la tanto attesa adozione formale da parte del Consiglio Europeo, dove i nodi si scioglieranno (o forse si incroceranno ancora di più).

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