Aeroporti laziali, Biazzo esulta: Fiumicino santificato come oro del sistema produttivo? E adesso tutti a correre per il piano di sviluppo, perché mica si fermano qui

Aeroporti laziali, Biazzo esulta: Fiumicino santificato come oro del sistema produttivo? E adesso tutti a correre per il piano di sviluppo, perché mica si fermano qui

Nuovamente, per la nona volta consecutiva – perché cambiare una squadra vincente, vero? – l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino si aggiudica il titolo di miglior hub europeo nella categoria dei grossi scali con più di 40 milioni di passeggeri. E non è un premio qualsiasi: è la perfetta celebrazione della monotonia nel “servizio eccellente”, trionfando in tutte le sottocategorie possibili che potreste immaginare. Da “miglior aeroporto” a “staff più dedicato”, da “viaggio più semplice” a “aeroporto più piacevole” fino magari al titolo non ufficiale di “più pulito” – chissà se qualcuno si è mai chiesto cosa significhi davvero questa pulizia sulla qualità generale.

Insomma, se esiste una classifica dell’inevitabile, Fiumicino ne sarebbe la star assoluta. Un complimento che suona un po’ come un’eco tra le mura di marmo e le luci fluorescenti di un aeroporto che da anni si autoproclama paradiso della travel experience. Basta leggere i giudizi “smielati” dei passeggeri per farsi un’idea; qualcuno ha persino paragoni con veri paradisi terrestri, ma probabilmente dopo la fila ai controlli di sicurezza e le turbolenze del duty free.

Le strane magie del “miglior aeroporto”

Ormai è diventata una tradizione annuale: ogni anno gli stessi premi, gli stessi applausi, le stesse foto di sorrisi aziendali, come se il tempo si fosse fermato a un interminabile loop di autocelebrazione. Certo, per chi gestisce un hub che trasporta decine di milioni di viaggiatori l’anno, ricevere riconoscimenti ha un suo fascino. Ma se proviamo a scavare sotto la superficie luccicante, emerge qualche dettaglio intrigante, tipo:

– Stipendi del personale? Avvolti in un’aura di mistero degna di un thriller europeo.

– Fili di coda interminabili? C’è chi sostiene che siano il prezzo da pagare per il primato, anche se nessuno sembra indignarsene più di tanto.

– La pulizia così eccellente? Forse, parliamo di pavimenti splendenti da vetrina, mentre sotto il tappeto restano prassi tutto fuorché impeccabili.

Perché premiare sempre lo stesso?

Uno potrebbe chiedersi, con un minimo di sano scetticismo, quale sia la reale innovazione dietro questi premi ricorrenti. Forse si tratta di un simpatico gioco di autoreferenzialità tra enti che amano applaudire se stessi, o di una mera convenzione annuale su chi debba dominare la scena dell’aviazione europea senza mai affrontare seri cambiamenti strutturali.

Da un lato, è molto comodo premiare sempre lo stesso aeroporto, perché così si evita il rischio di mettere in luce le lacune, i ritardi o le inefficienze che si accumulano negli altri scali, o peggio, proprio nello stesso Leonardo da Vinci. Dall’altro, dà il perfetto sospiro di sollievo agli stakeholder, che possono vantarsi di un’immagine brillante senza dover necessariamente straordinari o investimenti incisivi.

Insomma, il premio fa più spettacolo che sostanza, ma volete mettere il vantaggio per le pubbliche relazioni? Intanto il passeggero resta a grattarsi la testa, chiedendosi se la tanto sbandierata qualità si traduca mai in una realtà tangibile.

Non si vive di solo oro e sorrisi

Una passarella fatta di premi e riconoscimenti è infatti solo la punta dell’iceberg dell’esperienza aeroportuale, mentre sotto la superficie si celano i consueti problemi di gestione, infrastrutture spesso sottodimensionate e servizi che, diciamo, devono ancora raggiungere gli standard sbandierati. Ma chi se ne importa? Perché preoccuparsene quando si può ammirare la coppa luccicante conquistata per la nona volta?