Adriano Crosetto promette miracoli olimpici per salvare Sanremo dalla noia totale

Adriano Crosetto promette miracoli olimpici per salvare Sanremo dalla noia totale

Parlare di effetti speciali sfavillanti in un periodo tanto «semplice» sembra un’impresa quasi eroica. Ma, come si dice, the show must go on, e quindi via libera a fuochi d’artificio e coriandoli, ovviamente sotto un’attenta supervisione che farebbe arrossire persino un controllo anti-terrorismo. A Torino c’è un certo mago, Adriano Crosetto, che con le sue magie ha trasformato illusioni in affari scintillanti e, naturalmente, completamente innocui. Questi spettacoli pirotecnici senza fuoco sono la ciliegina per ogni evento internazionale: dalle Olimpiadi Invernali fino al Festival di Sanremo, perché non c’è nulla che dica “sicurezza” meglio di montagne di coriandoli e stelle filanti, giusto?

Adriano Crosetto, che più che illusionista è un imprenditore di emozioni (da vero maestro del Kabuki canadese, mica roba da ridere), sforna fuochi d’artificio di carta pronti a infiammare (metaforicamente, naturalmente) le serate più seguite dalla televisione mondiale. E non solo: dal lancio dei fuochi sacri, passando per la solita sfilata di stelle internazionali – Andrea Bocelli, Mariah Carey, Laura Pausini, Ghali – fino all’immancabile celebrazione di “l’identità italiana” con attori da copertina come Favino e Impacciatore, il gran finale è garantito dalla JoyProject, il brand di Crosetto. Insomma, gioia, magia e carta sparata a tutto volume su stadi gremiti di spettatori incantati.

Come si sintetizza questo prodigio? Crosetto spiega:

«Nel 1997 ho scoperto da certi canadesi una tecnica chiamata Kabuki. No, niente a che vedere con il teatro giapponese classico, ma piuttosto un’esplosione controllata di coriandoli. Volevo qualcosa di sicuro, non pirotecnico e pericoloso. Ne è uscito fuori un effetto simile ai fuochi d’artificio, ma senza rischi, utilizzabile ovunque e soprattutto a bassissima temperatura, con l’ausilio di laser e atmosfere create ad hoc per ogni cliente. Quando esplodono, ridiventiamo tutti bambini. Ovvero, ci fanno dimenticare un po’ il caos del mondo.»

E come è finita questa affascinante avventura a Sanremo? Ovviamente non senza qualche simpatica peripezia. Nel 2010, con Jennifer Lopez ospite d’onore, era tutto pronto per un’effusione di scintille sul palco… salvo uno strano annullamento un’ora prima della diretta. Mistero assoluto, perché niente spiegazioni furono mai decantate. Ma Crosetto non si è arreso: l’anno dopo è tornato con fuochi e mappamondi, palloni che piovono sul pubblico e perfino una sfera specchiata da discoteca che ha decorato il soffitto dell’Ariston. Persino nella musica di Ligabue qualche coriandolo è stato lanciato. Lo scorso anno, addirittura, il conduttore Carlo Conti – in barba alla sobrietà – ha citato persino gli effetti speciali nei ringraziamenti finali. Il che, a giudicare dall’euforia di Crosetto, doveva essere un momento epocale.

Per non farsi mancare nulla, Crosetto ritroverà nuovamente Laura Pausini sia a San Siro che a Sanremo. Ricorda con un tocco di commozione un’occasione memorabile nel 2007: davanti a 70.000 persone sotto un diluvio universale, la Pausini trash e impavida, mentre migliaia di stelle filanti e coriandoli navigavano lentamente nell’umida aria…

«Fu un miracolo magico. Avevamo coperto tutto il materiale e le cariche erano delicatissime, ma al momento finale ciò che è successo è stato puro incanto.»

Avventure e scenografie da remote latitudini

Ma non pensiate che la magia sia confinata alla tranquilla Italia. Crosetto ha mietuto applausi persino in territori poco convenzionali, come la Libia di Gheddafi – e non stiamo parlando di un raduno qualunque. Fu ingaggiato per uno spettacolo nello stadio di Bengasi durante una partita in cui giocava il figlio del colonnello, Saadi. La scena da copertina? Un tappeto rosso gigantesco che copriva il campo, adornato da una stella e scritte in arabo, mentre sul palco i giocatori celebravano al ritmo di “We Are the Champions”. Il tutto incorniciato da una pioggia di coriandoli rossi e oro che avrebbe fatto invidia anche allo stesso ufficio marketing dell’Uefa.

Il lato ironico? In un regime come quello libico, la “magia” di Crosetto ha probabilmente mandato un messaggio molto più forte di qualsiasi discorso politico: perché quando si ha un tappeto rosso più grande del campo da gioco e coriandoli dorati, chi ha bisogno di parole?

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