Addio piazze tattiche, benvenute scolastiche: Milano si auto condanna a 30 km/h e nessuno protesta

Addio piazze tattiche, benvenute scolastiche: Milano si auto condanna a 30 km/h e nessuno protesta

La priorità del nuovo assessore agli spazi pubblici e all’edilizia scolastica di Milano, Marco Mazzei, è un vero capolavoro di pragmatismo urbanistico: si concentrerà infatti sulle piazze davanti alle scuole. Complimenti, roba che ti cambia la vita… o almeno quella degli scolaretti e del quartiere circostante.

Alla sua prima uscita come assessore – dopo aver goduto della lussuosa poltrona da consigliere nella Lista Sala dal 2021 – Mazzei ha sentito il bisogno di confidare che “ha molto senso tenere insieme questi due maxi capitoli”. Tradotto: lui fa coincidere la gestione degli spazi pubblici con le scuole, perché, oh, aveva bisogno di una dichiarazione di intenti per il suo futuro politico. Mai sentito un pensiero così rivoluzionario.

Con una genialità degna del Nobel, Mazzei ha spiegato che “lo spazio pubblico diventa un assessorato sostanzialmente per la prima volta dentro l’amministrazione di Milano”, il che suona come una grande novità, visto che fino a ieri l’area pubblica sembrava solo uno spazio vago che nessuno considerava davvero degno di tanta attenzione. Finalmente un decreto divino, insomma.

Piazze davanti alle scuole, o “scolastiche” se preferite

Il neo assessore, con un minimo di chiarezza che disarma, ci ha tenuto a sottolineare che accostando l’edilizia scolastica allo spazio pubblico “definiamo una priorità molto chiara: lavorare sullo spazio pubblico partendo dalle scuole”. Perché, ovvio, le scuole occupano praticamente metà quartiere, ma nessuno se ne era mai accorto prima. Sembra quasi un’epifania urbanistica.

Peccato però che Mazzei non ami il termine “piazze tattiche” che fa tanto moda passeggera: preferisce chiamarle “piazze scolastiche”, perché sono, udite udite, piazze davanti alle scuole. Ed ecco che la rivoluzione lessicale trasforma un banalissimo marciapiede in un palcoscenico da plauso. Chissà se i cittadini capiranno la differenza.

Promette che sarà il momento giusto per “fare il punto su quello che abbiamo fatto e sulle cose che restano da fare”, regalandoci così un teaser infinito di futuri impegni… con la stessa efficacia di una soap opera.

Milano, città 30 senza ufficialità

Per chi non lo sapesse, Mazzei è noto per le sue battaglie in difesa della mobilità dolce, ovvero quei limiti di 30 km/h sparsi per la città, minacciati come fossero eroi di una saga epica metropolitana. Il nostro eroe ha assicurato che non si intrometterà nelle deleghe altrui – un gesto di grande umiltà –, ma ci tiene a far sapere che “la città ha scelto una strada diversa da quella che avevo in mente io” (ma ancora promossa con convinzione, eh).

Marco Mazzei ha detto:

“Da domani facciamo la città 30. Ma, di fatto, lo stiamo facendo quasi senza dirlo.”

In altre parole, se si contano tutte le strade a 30 km/h, in particolare quelle davanti alle scuole, a fine corsa Milano sarà una città a 30 all’insaputa di tutti. Una strategia sottile, quasi un gioco di prestigio burocratico, perché il vero problema non è il limite in sé, ma come convincere gli automobilisti che devono rispettarlo. Facile, no?

Insomma la nuova amministrazione di Milano sembra esserci ma senza gridarlo ai quattro venti, e noi restiamo qui ad attendere che il miracolo della città vivibile – o almeno più silenziosa – appaia in tutta la sua magnificenza, magari tra qualche piazza scolastica da fantascienza e qualche limite a 30 km/h che per un attimo costringa gli automobilisti a spegnere il motore e accendere il cervello.

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