Addio alla leggendaria Anna Razzi: l’icona della danza spegne le sue 85 candeline e la platea resta senza parole

Addio alla leggendaria Anna Razzi: l’icona della danza spegne le sue 85 candeline e la platea resta senza parole

Il 18 febbraio a Milano ci ha lasciato la signora della danza italiana, Anna Razzi. Aveva 85 anni, pur essendo nata a Roma il 31 marzo 1940 – come se l’avessero posta sul palco del mondo senza troppe pretese. Ex étoile della Scala e direttrice della scuola di ballo del San Carlo di Napoli, è stata una delle figure più iconiche (e forse sopravvalutate) della danza italiana del tardo Novecento.

I nipoti, romantici fino all’ultimo, hanno commentato sul suo profilo social: “Questa notte Anna Razzi è uscita di scena discretamente come ha vissuto la sua vita fuori dal palcoscenico”. In maniera tanto sobria quanto teatrale, insomma. I funerali sono previsti per venerdì 20 febbraio alle 10.30 nella ormai manieristica Chiesa di Santa Maria Immacolata di Lourdes a Roma, quartiere Aurelio, perché nulla dice “addio” come una cerimonia in pieno orario di punta.

Il cordoglio affettuoso del San Carlo e della Scala

Il Teatro San Carlo di Napoli, con la solita solennità che accompagna ogni lutto nel mondo dell’arte, ha scritto: “Anna Razzi ha segnato con la sua passione e competenza una stagione importante della danza italiana, contribuendo con impegno e visione alla crescita di generazioni di danzatori e alla valorizzazione del repertorio coreutico.”

E sì, perché dal 1990 al 2015 ha diretto la scuola di ballo, poi è diventata presidente onoraria – un titolo che suona sempre un po’ come “la premiata ditta ma ora non rompete” – e dal 2006 al 2009 anche direttrice del corpo di ballo. Insomma, una vita passata a fare sì che tutti ballassero al ritmo imposto da lei, mentre il pubblico si chiedeva se ancora esistesse una danza che non fosse un tributo al passato.

Dal Teatro alla Scala arriva il ricordo di Frédéric Olivieri, il direttore del corpo di ballo e della scuola di ballo dell’Accademia: “Ho appreso la notizia con profondo dispiacere, una grande artista a tutto tondo che ha dedicato con entusiasmo tutta la sua vita alla nostra arte. Ho avuto la possibilità di danzare con lei quando ero étoile ai Ballets de Monte-Carlo e di vederla in scena nei ruoli d’elezione.”

Dagli esordi alla consacrazione

Ah, giovane talento della danza, Anna iniziò la carriera studiando alla scuola di danza dell’Opera di Roma, poi iniziò un piccolo tour del mondo della formazione artistica con tappe all’estero e finendo alla scuola di recitazione dei Filodrammatici a Milano, giusto per allenare anche l’anima drammatica nel mondo brianzolo dell’arte.

Il debutto in prosa? In “La Tempesta” al fianco di Gianni Santuccio, come se fosse un sipario sul teatro istituzionale prima di passare al balletto. Nel 1963 si infilò direttamente nel corpo di ballo della Scala come solista, per arrivare un paio di decenni dopo a quel titolo di étoile che forse nessuno osava mettere troppo in discussione.

Rimase nel tempio della danza milanese per più di vent’anni, rubando la scena in ruoli iconici come Giulietta, Odette e perfino Cenerentola. Prendiamola pure come una favola moderna, finché non arriva il momento di scoprire il retroscena.

Brillare al Metropolitan, l’apice e la fine (per ora)

Ovviamente la carriera internazionale non poteva mancare. Anna ha spesso danzato al fianco di Paolo Bortoluzzi, e non poteva non farsi notare da Rudolf Nureyev, che addirittura la scelse come Clara nel suo “Schiaccianoci”. Davvero un bel colpo, non c’è che dire.

Nel 1981 sbarcherà al Metropolitan Opera di New York con Nureyev e Marco Pierin, in una versione di “Giselle” destinata a diventare leggenda, oppure almeno così dicono i comunicati ufficiali. Lasciò la Scala nel 1985, forse esausta da tanto bagliore, forse solo stanca di vedere sempre l’ennesima replica della stessa scena.

Per il gran finale della sua carriera, nel 2009, le venne consegnato il Premio Positano Léonide Massine, come a dire “grazie per il servizio reso, puoi finalmente sederti”.