Non ce l’hanno fatta, quei valorosi del gruppo civico una volta noto come “ex Sala” (ma ora d’ora in poi solo LaCivica), a imporre il divieto totale di fumo all’aperto a Milano. Eh sì, la sacrosanta distanza di 10 metri, quella che dal 2025 ha miracolosamente “salvato” gli aspiranti fumatori seriali di sigarette, sigari e pipe, è rimasta intonsa, come un baluardo di illogica clemenza. E naturalmente il vaping e gli altri prodotti “senza combustione” restano esentati, perché si sa, respirare vapore è tutta un’altra storia.
La proposta era contenuta in un ordine del giorno a firma di Marzia Pontone, con la spinta energica del medico e capogruppo Marco Fumagalli. Ma la politica, si sa, ha i suoi teatrini: si è deciso di votare punto per punto, come fossero undici epigoni della questione universale del fumo, e il gran finale si è consumato con un classico “numero legale” che è caduto miseramente al primo punto. Insomma, si rimanda la discussione alla prossima seduta, ma tutti hanno già capito che togliere quella distanza è praticamente utopia. Troppi consiglieri – sia in maggioranza sia all’opposizione – brandiscono il cartellino del no come se fosse una reliquia sacra.
Il proibizionismo? No, solo buon senso… o forse no
Ovviamente, come non può mancare in queste storie, spunta il solito Daniele Nahum di Azione a recitare il mantra del proibizionismo “tornato in quest’aula”. Niente di meno: è proibizionismo, tutto qui. Anzi, il divieto dei 10 metri, secondo lui, è “folle e universalmente ignorato”. Senza contare la perla filosofica sulla droga: la guerra degli anni Ottanta dichiarata dall’ONU ha portato, neanche a dirlo, a un balzo pazzesco del consumo. Ergo, vietare non serve, disertiamo pure i divieti.
Alessandro De Chirico di Forza Italia ha parlato di “imposizione illiberale” (perché la libertà di fumare è un diritto sacro, chiaro), mentre Pietro Celestino di Fratelli d’Italia ha scomodato il vocabolario con “tentativo liberticida”. De Chirico ha sparato la cifra “disarmante” di 19 multe in un mese e mezzo per chi si azzarda a trasgredire, e ha perfino avuto la geniale idea di imitare il Giappone, dove si lasciano in pace i fumatori e si costruiscono aree apposite all’aperto. Celestino ha sottolineato che la polizia locale “ha altro da fare” piuttosto che rincorrere i trasgressori, come se non fosse una sorpresa. Del resto, una città modello di efficienza istituzionale, no?
Mediazioni da sogno e battibecchi da bar
Ogni invito a ridiscutere, limare o persino ripensare la proposta era destinato al rogo. “La salute di bambini, anziani e persone fragili vincola più del diritto di fumare”, ha detto Pontone, alzando panche e chiudendo dialoghi possibili, ignorando ogni suggerimento sulla prevenzione fatta con risorse, come auspicato da altri membri di gruppi più variegati. L’idea di mediare è stata tentata dal vice capogruppo Federico Bottelli del PD, che dopo inutili tentativi ha perso la pazienza con Fumagalli, sottolineando che per far passare un testo serve pure imparare l’arte del compromesso… ma in che saga irrimediabilmente romanzata?
Argomenti, ironia, richiami al buon senso? Inutile sperarci troppo, se in maggioranza si preferisce barcamenarsi tra svalutazioni e rinvii eterni.
Qualche raro applauso in fila per due
Non fosse che non tutti hanno ceduto al coro dei contrari: la farmacista Annarosa Racca, della Lega, ha confessato la sua eroica battaglia persa con i tossicodipendenti da nicotina (“non ci sono mai riuscita”), ricordando la celebre legge Sirchia che vietò il fumo nei locali chiusi, allora largamente apprezzata dal popolo. E il medico Luca Bernardo di Forza Italia ha messo le mani avanti bollando i danni anche dello svapo. Peccato che queste voci fossero minoritarie, schiacciate da una maggioranza che pare più interessata a evitare ulteriori fastidi anziché infilarsi nei guai di un divieto stringente, forse anche per la semplice ragione che far rispettare un divieto totale sembra pura fantascienza.
Cestini ecologici: il vero cambiamento
Unico punto accolto con entusiasmo dalla lista civica è stata la proposta di Alice Arienta del PD di introdurre a Milano cestini innovativi per i mozziconi di sigarette tradizionali ed elettroniche, con raccolta e trattamento ecologico – un trionfo della modernità utile e poco ingombrante. Dopo ciò, il tentativo di votare per parti separate è stato vanificato dalla caduta del numero legale al primo punto. Insomma, tutto rimandato e, se dobbiamo fare i conti con le premesse, il divieto senza quella comoda “distanza di sicurezza” rimarrà un miraggio, almeno fino alla prossima stagione di rimpalli e rinvii.



