Addio a Mirella Torchio la 92enne che ha fatto la storia (non proprio pavimentando marciapiedi) di Vimodrone per decenni

Addio a Mirella Torchio la 92enne che ha fatto la storia (non proprio pavimentando marciapiedi) di Vimodrone per decenni
Mirella Torchio, un’icona della sinistra in quel gioiellino di serene contraddizioni che è l’hinterland est di Milano. Una vita lunga novantadue anni, piena di lotte e impegno politico, tanto che il suo ultimo addio sarà celebrato a Vimodrone lunedì 23 febbraio alle 10.30, non in chiesa, ma davanti al Monumento ai Caduti in via delle Rimembranze 36. Perché nulla dice “eroina politica” come un rito laico davanti alla memoria di chi “cadde”.

Nata a Monza nel 1933, Mirella si trasferì nel 1960 a Vimodrone, dove si stabilì come un monolite politico e sociale fino alla fine. La sua carriera cominciò non da politica d’ufficio, ma da fabbrica: lavorava all’Adreani, dove si guadagnò un titolo non da poco: prima donna sindacalista eletta nel consiglio di fabbrica. Una pioniera, insomma, in un ambiente non proprio di soffici velluti.

Iscritta al Partito Comunista Italiano, entrò nel Comitato Centrale sotto la guida di nientemeno che Enrico Berlinguer, un nome che richiama epoche di eterne lotte ideologiche e coerenza quasi romantica. Dagli anni Sessanta ha ricoperto cariche di rilievo nel suo Comune, come consigliera comunale e assessora all’edilizia popolare di Vimodrone, dimostrando che in politica la tenacia è spesso figlia di sangue e cemento.

Non finisce qui: fu presidente dell’ANPI di Vimodrone e onoraria a livello metropolitano, incarichi che sono il ringraziamento formale di chi sa riconoscere i duri colpi della storia e della memoria. Nel 2016 la sua dedizione venne coronata dalla Benemerenza cittadina del Comune di Vimodrone, perché non si può dire “grazie” senza una medaglia da sfilare.

Dal consiglio di fabbrica alla gloria politica: l’inesauribile entusiasmo di Mirella

Il sindaco di Vimodrone, Dario Veneroni, ha speso parole di circostanza e ammirazione, come si conviene per chi ormai è passato a miglior vita ma lasciando dietro di sé un’aura da mitologia locale:

“Di lei ricorderemo sempre il suo inesauribile impegno su vari fronti della vita civica, la stupefacente attenzione per le fasce più deboli, il fattivo supporto nella conquista e difesa dei diritti. Mirella ha tradotto i suoi ideali in azioni concrete, offrendo alla comunità un esempio luminoso di coraggio, coerenza e altruismo, che ci guiderà anche in futuro.”

Un elogio che sembra quasi un racconto di quei supereroi civici impegnati non con mantelle colorate ma con montagne di scartoffie e riunioni infervorate, in un mondo dove “difendere i diritti” è sinonimo di maratone politicamente corrette più che di rivoluzione.

Anche Franco Mirabelli, senatore lombardo del Partito Democratico, ha voluto aggiungere la sua nota di mestizia pubblica per la perdita:

“Una grande tristezza per la scomparsa di Mirella Torchio. Ci ha accompagnato per tutta la vita.”

Che dire? Dopo una vita così intensa, dove l’ideale si fonde con la realtà della politica territoriale, ci resta solo di ammirare questa donna che, fra mille contraddizioni e piccoli miracoli, ha scelto di mettere il suo nome e la sua energia al servizio di un impegno sociale e politico senza fronzoli. E che, nel dimenticatoio del tempo veloce, continua a ricordarci che dietro ogni medaglia o riconoscimento pubblico, c’è sempre una storia di lotte, cadute e – ovviamente – lotte ancora.

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