Enrica Bonaccorti ci ha lasciato oggi a 76 anni, dopo una lotta senza sconti contro quel simpatico tumore al pancreas che aveva partorito senza vergogna sotto gli occhi di tutti. La notizia, che nemmeno il più tenace degli spoiler avrebbe potuto prevedere, è stata diffusa dall’immancabile direttore del Tg5, Clemente Mimun, via social. Un addio in piena regola, senza filtri né lacrime di coccodrillo.
Con lei scompare una delle voci più difficili da dimenticare della televisione e della radio italiane, una donna che aveva trasformato il palcoscenico in una seconda tana e la parola – scritta, cantata, declamata – nel suo strumento di tortura preferito.
Un personaggio impossibile da imbottigliare
Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti non si è mai fatta rinchiudere in una singola definizione, che poi è il modo elegante per dire “indefinibile”. Figlia di un ufficiale, ha passato l’adolescenza tra Sassari e Genova, finché, nei tumultuosi anni Settanta, ha deciso che la grande Roma fosse il palcoscenico perfetto per il suo eclettismo.
Prima del piccolo schermo, il suo vero grande amore fu il teatro. Collaborò con la compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini, scrivendo testi di canzoni che poi Modugno stesso portò al successo, come Amara terra mia e La lontananza. Non semplicemente una bella faccia, ma una penna affilata e una voce capace di dominare qualunque scena.
L’approdo in televisione arrivò nel lontano 1978, ma fu negli anni Ottanta che Bonaccorti divenne un nome comune nei salotti di milioni di italiani grazie a programmi come Italia sera e Pronto, chi gioca?. La svolta? La prima edizione di Non è la Rai, un programma che le cucì addosso un’immagine definitiva, immodificabile, nel bene o nel male.
La sua carriera? Una sorta di pendolo continuo tra Rai e Mediaset, tra televisione e radio. Su Rai Radio 1, ha condotto per ben cinque edizioni il programma Tornando a casa, dal 2007 al 2012. Nel 2018 ha ricevuto il prestigioso premio Microfono d’oro alla carriera. Un applauso per la tenacia, anche se a volte si poteva discutere del suo stile inconfondibile.
Tra amori, solitudini e battaglie personali
La vita privata di Bonaccorti sembrava un romanzo costruito apposta per i gossip più beceri: amori intensi e solitudini scelte con cura quasi maniacale. Tra i suoi flirt più noti ricordiamo Renato Zero, il principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Michele Placido e Francesco Villari. Dal matrimonio con il regista Daniele Pettinari nacque Verdiana, che negli anni Duemila decise di cambiare cognome, adottando quello della madre – una mossa quasi eroica, viste le premesse.
Gli ultimi anni sono stati un calvario affrontato con una dignità che fa quasi ribrezzo, per quanto è ammirevole: dopo un’operazione a cuore aperto durata la bellezza di otto ore nel settembre 2023 – ottima terapia per chi soffre di insonnia – si è ritrovata a combattere contro il tumore al pancreas, quella bestia crudele che non lascia scampo.
Il 25 gennaio 2026, ospite di Verissimo, confessò che il tumore non era ancora operabile e che stava affrontando interminabili cicli di chemioterapia. Un messaggio di coraggio, ma anche una realtà impietosa. A lasciare il suo segno, oltre alla carriera e agli affetti, è quel coraggio senza fronzoli.
Ci lascia con un’eredità fatta di parole, note e immagini che proprio non si potevano dimenticare. Sopravvive nella memoria di chi ha avuto la “fortuna” di conoscere quella voce – a volte tagliente, spesso ironica, sempre indimenticabile.



