Tutto è bene quel che finisce con un accordo lampo tra Parlamento e Consiglio: ecco servito il nuovo regolamento miracoloso per proteggere la salute pubblica degli europei, ridurre la dipendenza da paesi extra-UE e, ovviamente, dare una bella rinfrescata alla competitività del settore farmaceutico europeo. Perché se non è un po’ strategico e nazionale, non è degno di chiamarsi farmaco europeo.
Il giro di vite riguarda soprattutto i medicinali critici, quelli di cui non si può proprio fare a meno – antibiotici, vaccini, insulina e altre delizie che dovrebbero essere sempre a disposizione. Ma non finisce qui: scordatevi le promesse di accesso facile al medicinale del momento, si è deciso pure di occuparsi di quei farmaci “orfani”, quelli spinelli rari per malattie rare, che ora possono partecipare al grande gioco dei progetti strategici e degli appalti collaborativi. Finalmente.
Finanziamenti per i “progetti strategici” (che tanto strategici non sembrano)
Il documento finale, dopo infinite trattative, definisce i criteri per fondare veri e propri “progetti industriali strategici” nel cuore pulsante dell’Europa. L’obiettivo? Creare o modernizzare la capacità produttiva farmaceutica. Le aziende che si beccheranno i soldi pubblici – nazionali o europei, poco importa – dovranno però portare a casa alcuni impegni imprescindibili: primo fra tutti, dare la preferenza al mercato europeo. Fantastico, perché finora sembrava che gli interessi europei fossero una mera coincidenza.
Una politica d’appalto intelligente: finalmente premiamo chi produce qui
L’UE, sempre attenta a… beh, soprattutto alle etichette verdi e politicamente corrette, ordina alle autorità di applicare requisiti d’appalto che favoriscano la diversificazione delle fonti per i medicinali critici. Avete capito bene: niente più dipendenza spot da chissà dove. E per quei farmaci dipendenti da paesi terzi, si possono utilizzare trucchi vari per incentivare la produzione europea, come premiare i fornitori proporzionalmente alla quota di farmaci (e sostanze attive) fabbricati sul suolo UE.
Appalti collaborativi? Cinque stati dicono sì, la Commissione vuole guidare il gioco
Il pezzo forte dell’accordo prevede che la Commissione dovrà avviare procedure di appalto a nome degli Stati membri, se almeno cinque paesi glielo chiedono. Così la burocrazia si fa comunitaria e si spera più efficiente. Ma attenzione, perché la stessa Commissione potrà anche prendere l’iniziativa da sola, invitando gli Stati membri a unirsi in una richiesta congiunta. Insomma, un’Europa coesa e dinamica al servizio… beh, almeno delle buone intenzioni.
Le voci degli illustri protagonisti
Tomislav Sokol, relatore e paladino della causa farmaceutica europea, ha dichiarato:
“Con l’accordo di oggi mettiamo finalmente i pazienti al centro, rafforziamo la resilienza europea e diamo un bel boost alla competitività del nostro settore farmaceutico. Grazie all’introduzione degli appalti collaborativi a livello UE, affrontiamo concretamente le carenze e garantiamo la sicurezza dell’approvvigionamento. Nel contempo, mandiamo un segnale chiaro: l’Europa vuole rafforzare la sua base produttiva farmaceutica. Le aziende che producono qui saranno favorite negli appalti, e i progetti strategici godranno di finanziamenti nazionali, europei e di procedure più rapide.”
Adam Jarubas, presidente della Commissione per la Salute Pubblica, ha aggiunto:
“Il Critical Medicines Act è il tassello mancante della risposta europea alle carenze di medicinali, dopo la creazione della lista dei medicinali critici e dell’alleanza omonima. Implementa la Strategia Farmaceutica per l’Europa e segna una pietra miliare per l’Unione Europea della Salute. Significa maggiore sicurezza per i cittadini europei, ma sarà anche fondamentale per la reindustrializzazione e la competitività europea.”
E adesso? Aspettiamo che tutto diventi legge
L’accordo raggiunto è solo una tappa intermedia: il testo ha bisogno del bacio d’approvazione sia da parte del Parlamento europeo che del Consiglio dell’UE prima di potersi trasformare in regolamento operativo. Una vita di passaggi, ma almeno ci piace l’idea che la burocrazia europea funzioni come un orologio svizzero, seppur un po’ lento.
Cosa ha scatenato tutto questo bailamme
Tutto ha avuto inizio a marzo 2025, quando la Commissione ha proposto una regolamentazione sui medicinali critici – quelli essenziali come antibiotici, insulina, vaccini e cure per malattie croniche – per mettere in sicurezza la loro disponibilità nell’UE. Parliamo di un settore dove oltre il 50% delle carenze segnalate è dovuto a problemi di produzione, inclusa la mancanza di sostanze attive. Considerata la fragilità attuale, l’UE ha deciso di giocare la sua carta “strategica”, riscoprendo la produzione interna come panacea a tutti i mali.



