Accenture lancia l’ultimatum: usi l’intelligenza artificiale o dimentichi le promozioni

Accenture lancia l’ultimatum: usi l’intelligenza artificiale o dimentichi le promozioni

Ah, il magico mondo di Accenture, dove la libertà di carriera si misura con quanta intelligenza artificiale sei in grado di ingoiare senza soffocare. Se sei un direttore associato o un manager senior e non usi questi aggeggi digitali come se fossero la tua seconda pelle, scordatelo: la promozione rimarrà un miraggio lontano, come un unicorno con la criniera arcobaleno.

Ebbene sì, secondo un rapporto del Financial Times, Accenture ha gentilmente comunicato a un bel gruppetto di dirigenti che l’uso “regolare” degli strumenti di intelligenza artificiale non è più una scelta, ma un dovere necessariissimo per avanzare nella scala gerarchica. Il portavoce dell’azienda ha confermato tutto, spiegando che l’obiettivo è chiaro: diventare “il partner della reinvenzione per i clienti” e, soprattutto, un “ottimo posto di lavoro abilitato dall’AI”. Tradotto: se non ti trasformi in un robot, meglio farti da parte.

In una mail interna (perché nulla urla “autorità” meglio di un’e-mail aziendale mandata come un decreto imperiale), si legge che l’uso degli strumenti chiave sarà un parametro ben visibile nelle discussioni sui talenti. Insomma, vogliono la prova concreta che tu ti sia imbarcato nel treno dell’AI, altrimenti niente premi o lodi di carriera.

Un’unica nota di colore, o forse di misericordia: questa regola non si applica al personale in 12 paesi europei, né ai lavoratori del settore che gestisce i contratti con il governo USA. Per il resto, attenti a non farvi trovare impreparati, o siete fuori.

Ma ci fermiamo qui? Macché. Già a settembre Accenture aveva chiarito che chi non si aggiorna sull’AI rischia il licenziamento, perché nel ventunesimo secolo, a quanto pare, il “non saper fare coding con l’AI” non è più una scusa accettabile per continuare a respirare in azienda.

Durante un call sugli utili la CEO Julie Sweet ha spiegato come tutti i dipendenti debbano “riqualificarsi e rieducarsi” su vasta scala, e già 550.000 lavoratori sono stati aggiornati sulle basi dell’AI generativa. In tutto, la compagnia conta 780.000 dipendenti sparsi per il globo, e se non sei tra quelli che hanno imparato a fare un figurone con l’AI, buona sfortuna.

Julie Sweet ha rincarato la dose:

“La nostra strategia numero uno è il miglioramento delle competenze, dato il tipo di abilità che servono. Abbiamo molta esperienza nelle riqualificazioni, ma in tempi compressi; se non c’è un percorso praticabile, eliminiamo chi non riesce a stare al passo per fare spazio alle competenze di cui abbiamo bisogno.”

Non si sa se ridere o piangere di fronte a tanta magnanimità. Nel frattempo, la signora Sweet si vanta dell’investimento precoce nell’intelligenza artificiale, dichiarando senza esitazioni che finalmente inizia a fruttare.

Julie Sweet ha detto alla tv americana:

“Ogni amministratore delegato, consiglio d’amministrazione e top management riconosce che l’AI avanzata è cruciale per il futuro. Il problema attuale è l’entusiasmo per la tecnologia, mentre la maggior parte delle aziende non sono ancora pronte per l’AI.”

Parole sagge, tra un licenziamento e l’altro.

Per rendere il tutto più credibile, Accenture ha stretto negli ultimi mesi una serie di partnership da far impallidire una tournée rock: con OpenAI ha dato accesso a decine di migliaia di dipendenti a ChatGPT Enterprise, mandandoli a scuola di intelligenza artificiale fino allo sfinimento; con Anthropic si stanno formando 30.000 lavoratori all’uso di Claude AI – non la banana, ma il software omonimo – creando un esercito di cervelli digitali che usano Claude Code per programmare assistiti dall’AI.

Non poteva mancare la collaborazione con Palantir, per addestrare oltre 2.000 dipendenti utilizzando le piattaforme della famosa azienda di software. Insomma, un bel giro di ruota per tenersi stretti al carro del progresso o, più prosaicamente, evitare di cadere nel baratro del licenziamento.

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