Abusi sessuali su minori online e privacy: ecco come si allunga la farsa della deroga senza fine

Abusi sessuali su minori online e privacy: ecco come si allunga la farsa della deroga senza fine

Con un plebiscito degno di una grande festa popolare, il Parlamento europeo ha dato il suo benestare alla proroga temporanea dell’attuale deroga alla direttiva sulla e-privacy. La proroga, valida fino al 3 aprile 2026, permette ai nostri beniamini governativi dell’UE di continuare la loro saga senza fine nella lotta “eroica” contro l’abuso sessuale sui minori online. In poche parole: più tempo per spiarci, ma giusto quel minimo che serve.

Nonostante la facciata di buonismo, i deputati hanno imposto due o tre condizioni per non far scappare del tutto qualche ingenuo difensore della privacy: queste “misure volontarie” devono essere “proporzionate e mirate”, e soprattutto, non devono toccare quelle perdute comunicazioni con crittografia end-to-end, quelle che i buoni danno per inviolabili altrimenti che segreto è? Sorpresa delle sorprese, non si deve far nemmeno la scansione indiscriminata né del traffico dati né del contenuto. Insomma, occhi solo dove si può, e con il contagocce.

Nel documento ufficiale che sa tanto di compromesso, si legge che la tecnologia di rilevamento, sempre se volontaria (quasi un miracolo), può essere applicata solamente a contenuti già notoriamente colpevoli o segnalati come potenzialmente pericolosi da qualche utente, “segnalatore affidabile” o organizzazione sacrosanta. Le misure dovrebbero poi bersagliare utenti “ragionevolmente sospetti” o gruppi selezionati, escludendo ogni forma di indagine indiscriminata. Insomma, una caccia al tesoro dove il tesoro è ancora da trovare, ma la caccia si fa ugualmente.

Le perle di saggezza della relatrice

Subito dopo l’agonia del voto, la relatrice Birgit Sippel (S&D, Germania) ci ha regalato una dichiarazione da manuale della politica buonista: “Abbiamo la responsabilità di affrontare l’orrendo crimine dell’abuso sessuale sui minori salvaguardando al contempo i diritti fondamentali di tutti.”

“Questa deroga, che sostengo, è uno strumento temporaneo e rigorosamente limitato che consente ai fornitori di continuare le loro misure volontarie di rilevamento a determinate condizioni. La proroga deve anche tutelare la crittografia end-to-end. Limitare l’ambito della proroga al materiale di abuso sessuale sui minori già identificato o segnalato è necessario e giustificato per un quadro proporzionato che possa resistere al controllo giudiziario e garantire una protezione sostenibile dei minori.”

Insomma, fra tanto “strumento temporaneo” e “rigorosamente limitato” somiglia più a un viaggio senza ritorno nella terra delle scappatoie legali, mentre i poveri cristi della crittografia rimangono li a sperare che non si arrivi a toccare neppure loro. Una difesa da manuale, mentre dall’altra parte si continua a navigare a vista, fra ipocrisia e restrizioni selettive.

Prossimi passi e scenari

Il Parlamento europeo, fresco di voto, si mette ora comodo per trattare con il Consiglio questa proroga, perché ovviamente la parola fine sulla questione non poteva non passare per futuri lunghi e mediati negoziati. Non si preoccupi chi cercava chiarezza, qui si va avanti nella solita danza burocratica.

Per aggiungere pepe alla vicenda, non dimentichiamo che questa deroga era già stata estesa nel 2024. Nel frattempo sono in corso i colloqui su un “quadro giuridico permanente”, una parola grossa che promette più confusione e più compromessi, con le posizioni finali del Parlamento e del Consiglio fissate rispettivamente nel novembre 2023 e novembre 2025. Un vero e proprio telenovela della regolamentazione europea.

In confronto a questa pantomima, persino il tempo sembra muoversi veloce, mentre noi continuiamo a leggere voti e dichiarazioni che sembrano sempre più rivolte a consolare gli operatori del settore o a tranquillizzare i paladini della sicurezza, con i diritti di tutti che rimangono sempre la grande promessa da mantenere – o da insabbiare nel momento del bisogno.

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