Ah, la magnifica Groenlandia, quell’isola artica che tutti sognano di possedere come fosse il miglior souvenir dal polo nord. Niente di nuovo, insomma, dal momento che il suo premier, Jens-Frederik Nielsen, è qui per rinfrescarci la memoria: tra scegliere gli Stati Uniti o la benamata Danimarca, la risposta è semplice e apparentemente definitiva.
In un’effusione di patriottismo nordico, Nielsen ha dichiarato senza mezzi termini che:
“Se dobbiamo scegliere tra gli USA e la Danimarca, qui e ora, scegliamo la Danimarca. Scegliamo la NATO, il Regno di Danimarca e l’Unione Europea.”
Ovviamente, questa spettacolare dichiarazione è arrivata scodellata accanto alla Ministra danese Mette Frederiksen, in un contesto di conferenza stampa a Copenaghen, tale da preparare il terreno per gli incontri decisivi fra rappresentanti americani, danesi e groenlandesi alla Casa Bianca, previsti per il giorno dopo.
Nielsen, che avrà senz’altro apprezzato la sceneggiatura perfetta, ha aggiunto con tono edificante:
“È arrivato il momento di restare uniti.”
Frederiksen, con la grazia di chi ha appena resistito alle pressioni più insopportabili da parte… degli alleati più stretti, ha commentato in modo altrettanto consolante:
“Non è stato facile dire di no a pressioni completamente inaccettabili per tutta una vita. Ma c’è molto da suggerire che la parte più difficile debba ancora arrivare.”
Trump, il Re Mida del Colonialismo 2.0
E naturalmente, come non citare il protagonista più insistente di questa saga artica? Parliamo di Donald Trump, la cui ossessione di “comprare” o “prendere” la Groenlandia assume ormai i toni surreali di una soap opera politica. Dopo l’altrettanto “illuminata” operazione militare volta a sequestrare il presidente venezuelano Nicolás Maduro con tanto di dramma internazionale, Trump ha rilanciato senza remore.
Il magnate ed ex inquilino della Casa Bianca si è ripetutamente presentato come l’unico baluardo capace di “proteggere” l’isola artica da minacce come Russia e Cina. Il suo modus operandi, trasparente come un iceberg, si riassume in un concetto geniale: “Washington otterrà questo territorio autonomo danese in un modo o nell’altro.” Peccato che nessuno gli abbia chiesto il permesso.
Secondo lui, la Groenlandia non è solo un’isola ben posizionata tra Europa e Nord America, ma un vero e proprio scrigno di minerali preziosi, fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Amen.
Il popolo groenlandese: indipendenza o niente
Interessante notare come i sondaggi, quei fastidiosi strumenti di realtà, dimostrino che i groenlandesi sono praticamente uniti nell’opporsi alla dominazione statunitense. Pare che la maggioranza preferisca tagliare definitivamente il cordone ombelicale con la Danimarca, abbracciando l’indipendenza piuttosto che cambiare padrone.
Nel frattempo, la Danimarca non sta certo a guardare e, forse per compiacere un po’ la sua “colonia”, ha promesso aumenti di spesa per la sanità e investimenti nelle infrastrutture della Groenlandia. Tutto condito da una diplomazia difensiva che include un aumento della presenza militare artica: ben 16 nuovi aerei da combattimento F-35 per spaventare gli amici indesiderati. Una chiamata in codice che suona un po’ come “state buoni, il papà danese vi protegge”.
Nell’epicentro di questa commedia geopolitica fatta di ricatti, desideri imperiali e gesti apparentemente rassicuranti, una cosa appare chiara: la Groenlandia rimane il pezzo più ambito di un puzzle internazionale dalle conseguenze ancora tutte da scoprire.



