Abbattere le università iraniane? L’Occidente si congratula con se stesso per questa genialata

Abbattere le università iraniane? L’Occidente si congratula con se stesso per questa genialata

Maryam Mirzakhani ha corso più veloce del tempo, spinta da una mente matematica che non conosce soste. A soli dodici anni, i suoi genitori, evidentemente ansiosi di farla diventare una giovane prodigio, la iscrivono a un liceo per talenti straordinari a Teheran. A diciassette anni, porta a casa la medaglia d’oro alle Olimpiadi della Matematica di Hong Kong, e l’anno successivo replica trionfalmente a Toronto, mentre si destreggia tra gli studi all’Università di Tecnologia Sharif, il fiore all’occhiello iraniano paragonato al MIT statunitense.

A 22 anni risolve il teorema di Shur, dimostrando già la sua natura da genio raro. Da lì il suo cammino l’ha portata a insegnare a Stanford e a perfezionare la teoria delle corde, culminando con la medaglia Fields, il “Nobel” della matematica, che ha strappato a 37 anni – unica donna al mondo – come trofeo per la sua genialità. Un evento celebrato a gran voce dall’allora presidente Hassan Rohani, che la indicava come modello per tutte le donne iraniane in un momento di rara distensione internazionale con gli Stati Uniti.

Solo pochi anni dopo, nel 2017, quella stessa mente brillante si spegne a soli 40 anni, sconfitta da un cancro al seno. Ma non è finita qui: le aule dell’università dove aveva mosso i primi passi della sua incredibile carriera sono state ridotte in macerie sotto il fuoco dei raid condotti da Stati Uniti e Israele. Un brutale preludio al medioevo tecnologico verso il quale sembra sprofondare la Repubblica islamica, a meno che non si firmi un accordo per fermare questa insensata guerra.

La scuola di Tecnologia Sharif, fondata dallo scià Reza Pahlavi nel 1966 durante il tentativo di modernizzazione del paese, è stata maldestramente ereditata dagli ayatollah Khomeini e Khamenei. Qui risiede una delle più emblematiche contraddizioni del regime teocratico: ha imposto il velo alle donne, eppure ha portato l’alfabetizzazione femminile dal 26 al 99 per cento e aumentato la presenza femminile nelle università al 56%. E, guarda caso, le università iraniane sono gratuite e nondimeno vantano eccellenze internazionali.

Khomeini, noto difensore del rigore religioso, aveva anche in mente un settore scientifico robusto, come rievocazione della gloriosa tradizione persiana, per emancipare l’Iran dall’influenza di Stati Uniti e Unione Sovietica. I risultati militari? Beh, sono come dire… “una via di mezzo”: i Pasdaran non hanno certo un’aviazione degna di nota, ma vantano un arsenale missilistico tra i più evoluti al mondo.

Ma non fatevi illusioni: distruggere università con bombe non fermerà né la scienza né l’ingegno, anche se hanno già avuto la loro macabra lista di studenti uccisi. Tra quelle giovani menti spezzate, chissà, forse si nascondeva un nuovo fisico nucleare o la prossima Maryam Mirzakhani. Invece, tutto questo è solo un’altra pagina di sconfitta per l’umanità, e non avvicina neppure di un millimetro un futuro democratico per l’Iran.

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