A Milano adesso mi viene il panico racconta Jonas e chissà perché

A Milano adesso mi viene il panico racconta Jonas e chissà perché

Un altro vetro infranto nella notte, perché apparentemente Milano ha deciso che il quartiere tra via Molise e via Azzurri d’Italia, giusto a due passi dall’ex Macello, meritasse un po’ di “movimento notturno” a colpi di vandalismo. Per i residenti di questa zona, ormai, fare due conti con i danni ogni mattina è diventata una routine più precisa del meteo. A lanciare l’allarme è Jonas, cittadino di origini straniere che ha scelto di testimoniare il lento ma inesorabile degrado che trasforma questa fetta di città in un limbo dove la parola “libertà” è più un ricordo sbiadito che realtà.

Tra venerdì e sabato, la sua Smart parcheggiata in strada ha fatto la fine del vetro di un’automobile qualunque colpita dalla mano invisibile del vandalo seriale. Solo poco tempo fa, nello stesso angolo, decine di deflettori di auto in sosta sono stati sistematicamente sfasciati. Ma tranquilli, non si tratta di un fenomeno sporadico, bensì di una danza quotidiana di atti vandalici che la città – nelle sue rappresentanze istituzionali – osserva con un rispettoso silenzio degno di un monaco zen. Tutto questo avviene intorno all’ex Macello, un’area che ormai sembra destinata a rimanere la protagonista di una tragicommedia urbana in attesa di una mai arrivata riqualificazione.

Jonas si prende pure la briga di far sapere che conosce bene i quartieri difficili francesi, le cosiddette “banlieue”, per cui la sua esperienza non è proprio quella di uno sprovveduto ignaro dei rischi o propenso al melodramma. Vive a Milano e, incredibilmente, confessa di aver cominciato a sentire la stessa inquietante sensazione di paura notturna che aveva lasciato nel passato.

Scrive Jonas in una lettera aperta:

“Vengo da Parigi e, per evitare di cadere in retorica, populismo o demagogia, voglio dire subito che non ho il volto luminoso di uno scandinavo o le fattezze da scozzese con kilt. Conosco le periferie francesi, le banlieue e le dinamiche profondamente degradate che si portano dietro, le sento sulla mia pelle. Ma mai avrei pensato di trovare, nel cuore di Milano, lo stesso timore quotidiano: quella paura umida della sera senza luce.”

E ancora:

“Non è questione di percezioni faziose o slogan politici; non parteggio né per destra né per sinistra. Sto solo descrivendo qualcosa di tangibile: il timore di rientrare verso la metro al calar della notte, la preoccupazione di lasciare un’auto in strada, la costante tensione di stringere uno spray al peperoncino come unico amuleto. Una rielaborazione della mia vita fatta di sopravvivenza, dove è meglio salvare la pelle piuttosto che godersi una passeggiata in bici o a piedi.”

Per poi tirare fuori una simile verità amara con una vena di sarcasmo impietoso:

Milano è una città straordinaria: internazionale, vibrante in ogni sua forma, dall’arte allo sport, dalla cultura alla gastronomia. Una miniera di occasioni e relazioni. Poi ti avvicini ad alcune zone, non così lontane dal centro, e finisci in un quadro alla Dalì, dove invece degli elefanti con zampe lunghissime, trovi gruppi di facinorosi con gambe corte, mani veloci e coltelli larghi pronti a derubarti, almeno nella versione ‘fortunata’ dell’incubo.”

Il paradosso dell’assenza di tutela

Il vero capolavoro è l’assenza inquietante di qualsiasi tutela da parte delle istituzioni. Anziché soluzioni concrete, si assiste a un curioso eccesso di moralismo che rischia di trasformare la frustrazione in terreno fertile per populismi tanto infondati quanto prevedibili. Jonas chiude la lettera con una domanda che dovrebbe far riflettere chiunque provi ad annoverarsi tra i custodi della democrazia:

“Come può esistere la libertà individuale se manca quella fondamentale protezione da parte dello Stato?”

Per chi abita via Molise, la magia e l’energia di Milano ogni sera sono costrette a inchinarsi davanti all’obbligo di trattenere il respiro finché il proprio portone non si sarà chiuso alle spalle. Nel frattempo, si attendono quelle ridicole, rassicuranti “iniziative” comunali – probabilmente fissate tra un selfie istituzionale e la prossima campagna elettorale – sperando che un giorno questa triste commedia urbana possa finalmente cambiare finale.

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