Si è svolta una giornata tutta rosa, arcobaleno e diritti civili per la comunità LGBTQIA+. Sì, una gloriosa manifestazione di sensibilizzazione e celebrazione, quel tipo di evento che fa sentire tutti un po’ più buoni e impegnati, almeno per una giornata. Il tutto a Milano il 27 giugno, fiera di sé e del suo spirito progressista. Ma non tutto è stato fiocchi e coriandoli, perché da qualche parte tra canti, balli e slogan, qualcuno ha deciso di farsi un po’ più male del previsto.
Infatti, pare che tra i partecipanti ci sia chi, nel tentativo eroico di bloccare un inconveniente non meglio precisato, si sia ritrovato con una prognosi di dieci giorni. Sì, avete letto bene: dieci giorni di malanno per aver provato a essere… normale? O forse per aver tentato di mettere un freno a qualche eccesso? La cronaca non è così dettagliata, ma quel che è certo è che anche nella festa dei diritti civili, a Milano, qualcuno è finito a fare il conto delle ossa rotte o dei lividi da ricordare.
Un Pride con colpi di scena… inaspettati
Non è mica una novità che le manifestazioni portino con sé un mix di gioia e caos, ma quando a finire sotto i riflettori è proprio qualcuno che voleva fermare qualcosa – chissà cosa, visto il clima di festa – si apre il sipario su un teatrino di contraddizioni mica da poco. Da una parte, la voglia di celebrare la libertà; dall’altra, l’inaspettata realtà di qualche pugno o qualche colpo che si è preso troppo sul serio i dieci giorni di riposo.
Questa dissonanza tra spirito festoso e realtà sanguigna del Pride milanese sembra quasi una metafora perfetta della convivenza nel nostro tempo: tanta retorica e buoni sentimenti, ma appena si prova a mettere un po’ di ordine, arriva la scarpata di realtà a ricordarti che la festa è anche una battaglia. E a quanto pare, qualche battuta d’arresto può anche lasciare segni più duraturi di un semplice slogan urlato al megafono.
Tra diritti e bisticci, che meraviglia!
Il tutto contribuisce a dipingere un quadro che definire agrodolce sarebbe un eufemismo. Da un lato, un movimento che chiede riconoscimento e rispetto, dall’altro, i piccoli incidenti di percorso – pardon, di manifestazione – che sembrano voler ricordare a tutti che l’armonia perfetta è un miraggio.
Così, mentre si agitano bandiere arcobaleno e si proclamano diritti che finalmente sembrano incalzare la società, qualcuno si ritrova a godersi dieci giorni di riposo forzato, magari a rimuginare su quello che avrebbe potuto fare diversamente durante quella coloratissima giornata a Milano. Un curioso spettacolo, davvero, dove l’ironia della sorte è che forse anche il Pride è un po’ umano: non perfetto, accidentato, litigioso, ma sempre pronto a tornare in strada per la prossima disfida di buoni propositi e i relativi colpi bassi.



