Questa 27enne riminese ha assistito alla sorprendente colonizzazione del Mediterraneo da parte di un’invasione aliena a pinze: una specie in rapida espansione in un mare improvvisamente surriscaldato, pronta a divorare senza pietà gli abitanti di sempre. Ma, a differenza di altri, ha fiutato l’affare e ha mobilitato quattro amiche con competenze diverse. Così, in un corpulento sforzo collettivo, hanno “creato da zero la filiera”, come precisa lei.
La rivoluzione del granchio blu firmata da cinque donne
Per i cultori di greco, il nome scientifico Callinectes sapidus suona come una sequela di promesse: granchio dall’aspetto invitante, grande nuotatore e, udite udite, pure buon sapore. Le cinque eroine, battezzate Mariscadoras in onore delle instancabili pescatrici galiziane, hanno prima persuaso gli scettici pescatori dell’Adriatico a non ricacciare in mare i granchi blu, prima considerati inutili ai fornelli. Poi, con l’arte della diplomazia, hanno messo in contatto le cooperative maschili con la loro azienda partner per trasformare il prodotto.
Il risultato? Un prodotto lavorato che oggi vola oltre i confini italici, approdando principalmente negli Stati Uniti e in Corea, dove da tempo è considerato prelibatezza da gourmet. La squadra vola là un paio di volte all’anno, non per turismo ma per incontrare clienti e incassare premi all’innovazione. Non proprio una gita di piacere, dite?
Ma il progetto Mariscadoras – che si muove anche col marchio Blue Eat – è molto più di un’esportazione di fortuna. Hanno inventato dal nulla intere ricette a base di questa specie invasiva e le portano in giro per il paese con un food truck. Da scarto indigesto a star del gusto su quattro ruote, mica male.
Carlotta Santolini racconta con un pizzico di ironia: “All’inizio il pubblico era scettico, ora che ci invitano a eventi ovunque e la gente assaggia, torna ogni giorno a fare il bis.” Una specie aliena devastante? No, un’opportunità su piatto d’argento.
La squadra è composta da: Ilaria Cappuccini, chef e responsabile comunicazione; Matilda Banchetti, studentessa di ingegneria gestionale che tiene d’occhio logistica e burocrazia; Giulia Ricci, economista e maga del marketing; e Alice Pani, antropologa e virtuosa dei bandi. Un mix perfetto di sapienza e pragmatismo per scardinare un settoregranchio di pesca ancora egemonizzato dall’universo maschile.
Dalla parità di genere alla sostenibilità: l’altra faccia del progetto
Non basta cacciare granchi e vendere buon pesce nei food truck – no, Mariscadoras puntano a qualcosa di più ambizioso. Hanno vinto il bando Brava Innovation Hub, promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, come una delle dieci migliori start-up femminili del paese. Il loro progetto? Trasformare gli scarti del granchio, perché si sa, nella trasformazione si perde circa il 50% del prodotto, e tutto ciò costa.
Le due idee brillanti in fase di sviluppo sono, prima: fabbricare mattoni sostenibili a base di granchio blu (sì, avete capito bene, mattoni); seconda: estrarre bioplastica dal carapace per imballare i prodotti destinati all’export. Innovazione, ecologia e imprenditorialità a tutto campo, volendo anche un po’ ironica.
Con i 40 mila euro messi sul piatto dal bando (finanziati dal PNRR, niente meno), hanno già iniziato collaborazioni e test per capire se questa brillante idea può reggere il banco anche sotto il profilo economico. Aspettatevi il primo prototipo per il 2027, così da applaudire alla next big thing nel settore delle (insospettabili) costruzioni ed imballaggi futuri.
Un incubatore di startup al Politecnico di Torino: il nuovo seme italiano
Non sono sole in questa guerra alla crisi climatica trasformata in business vincente. Insieme a loro, altre quattro startup nate sotto l’ala protettiva del Politecnico di Torino hanno fatto colpo nel bando Brava: AgerTech, Hematica, Hipparcos, G2Q Computing e PoliRNA.
Sembra proprio che l’innovazione, almeno quella a guida femminile, abbia deciso di farsi largo in un’Italia che vuole guardare al futuro – forse un futuro dove le specie invasive non saranno solo flagelli ma occasioni (s)fortunate per crescere… o forse solo per ridere un po’.



