L’emergenza caldo ha una nuova vittima inaspettata: gli asili nido e le scuole dell’infanzia comunali di Milano. Perché accontentarsi della solita afa cittadina quando puoi trasformare la scuola in una sauna? All’istituto Pezzi, situato in Porta Romana, zona sud della città, i genitori stanno sfoggiando un talento artistico da veri manifestanti: un lenzuolo steso all’ingresso con la scritta, manco a farlo apposta, “Sauna”. Elegante, no?
Ovviamente l’iniziativa non si limita a questo. I genitori, stanchi di lasciare i propri bimbi in una specie di forno a microonde, hanno redatto una lettera indirizzata agli illuminati amministratori locali, che probabilmente stanno valutando l’installazione di un ventilatore a manovella per risolvere la questione.
Negli uffici comunali, tra un bicchiere d’acqua ghiacciata e l’altro, si spiega che le istituzioni si stanno «impegnando a trovare soluzioni». Tradotto: si stanno dividendo tra chi pensa a comprare tende oscuranti e chi invece spera che le temperature calino spontaneamente.
Clima “temperato” nei nidi: è colpa del global warming?
Non servono scienziati per notare che il riscaldamento globale non fa sconti nemmeno a chi ha meno di cinque anni e vorrebbe soltanto un po’ di frescura per giocare e dormire tranquillamente durante le ore più calde. Ma d’altronde, se da mesi si parla di emergenza climatica globale, perché stupirsi se negli asili si sudano sette camicie (figurativamente e letteralmente)?
Le scuole comunali, fiore all’occhiello del welfare meneghino, sembrano puntare tutto sulla filosofia del “resistere e sudare” piuttosto che su un’effettiva messa a norma degli spazi che potrebbero diventare in fretta dei veri e propri forni solari. Un’innovativa strategia educativa che trasforma i bambini in piccoli Spartan della calura urbana, pronti a sfidare ogni fronte caldo con un sorriso – o almeno ci provano.
Le proteste e la mancanza di soluzioni concrete
Le proteste delle famiglie sono l’unica vera onda refrigerante in questa situazione bollente. Ma quando chiedono condizionatori adeguati o almeno una manutenzione decente agli impianti di ventilazione, la risposta è un misto tra il monologo filosofico e l’assicurazione vaga che «si sta lavorando». Lavorando a cosa, però? A inviare email di solidarietà? Alzare le temperature di qualche grado? Il mistero rimane fitto.
Intanto, mentre i bambini trasformano il gioco in una gara di resistenza al sudore, e i genitori si ingegnano a trovare soluzioni fai-da-te per garantire un po’ di sollievo, le istituzioni sembrano divertirsi a giocare a nascondino con il problema, nascondendo sotto il tappeto non solo due o tre termometri impazziti, ma anche un’intera stagione di disagio.
L’unica certezza è che, con questo ritmo, l’asilo nido diventerà presto la nuova meta turistica per chi ama le saune naturali e la tortura da caldo urbano. Peccato però che i veri ospiti non abbiano scelto questa vacanza anticipata – e già strapagata da famiglie e contribuenti.



