Ah, EasyJet che si lancia in Borsa con un’impennata del +3% a Londra, come se non avesse abbastanza attenzione addosso. Il motivo? Ha appena respinto per la terza volta un’offerta di acquisto da parte del fondo d’investimento americano Castlelake. E non è certo il piacere di dire “no” a un gigante statunitense, bensì le dimensioni della proposta che fanno esultare gli investitori, pronti a scommettere quanto valga questa low-cost arancione proprio mentre i concorrenti speravano segretamente nel suo tonfo. Eh sì, con la crisi del cherosene post-chiusura di Hormuz, un vero regalo per chi sognava l’estinzione di EasyJet.
L’annuncio del terzo tentativo di acquisizione è arrivato con tanto di colpo teatrale dal fondo stesso, che ha deciso di sbandierare l’offerta pubblicamente dopo che il consiglio di amministrazione di EasyJet l’ha scartata senza nemmeno sedersi al tavolo delle trattative. Questa volta Castlelake ha sparato alto: 625 pence per azione, pari a quasi cinque miliardi di sterline, che tradotto in euro fa 5,7 miliardi.
Un prezzo che rappresenta un clamoroso premio del 59% rispetto alla quotazione di fine maggio, l’ultimo giorno prima che la partecipazione del fondo diventasse pubblica come una puntata di una soap opera. I precedenti due tentativi? Offerte da 560 e 600 pence per azione, respinte con lo stesso entusiasmo riservato a un’invitation letter di poco interesse. Tutti “no, grazie” senza che alcuna discussione decollasse. E ora, con la fatidica scadenza del “Put Up or Shut Up” che incombe, Castlelake dovrà decidere se bollare la faccenda con un’offerta pubblica d’acquisto o ritirare la mano fino a nuovo ordine.
Non paga di questo carosello, il fondo ha gettato la maschera e si è rivolto direttamente agli azionisti di EasyJet, bypassando quel consiglio apparentemente sordo e orientato al “no, grazie, andiamo avanti così”. La mossa non è solo provocatoria, ma una sfida aperta per scuotere i possessori di azioni dal torpore e farli ragionare sul valore reale del loro piccolo tesoro volante.
Castlelake ha dichiarato in una nota, con la serafica calma di chi sa di avere un asso nella manica:
«Dopo il terzo rifiuto del board e l’assenza di volontà a dialogare seriamente, abbiamo deciso di rendere pubblica questa proposta per permettere agli azionisti di valutare il tutto e comunicare il loro pensiero al consiglio prima che scada l’opzione ‘Put Up or Shut Up’».
E non è finita: per addolcire le bocche più affezionate al titolo, Castlelake offre persino una scelta da occasioni imperdibili, degna del peggior mercante di fumo: al posto del gruzzoletto in contanti, puoi prendere una partecipazione azionaria parziale nella società che nascerà dall’acquisizione. Insomma, se vuoi rimanere nel club easyjettiano, puoi continuare a sognare. O almeno ci provi.
Per quanto riguarda i bei propositi industriali, il fondo si è prodigato in una nota rassicurante quanto una ninna nanna per neonati:
«Intendiamo supportare EasyJet nel diventare un vettore europeo più forte e robusto, mantenendo il controllo europeo, rispettando le risorse preziose della società, sostenendo la rete e il servizio ai passeggeri, e favorendo la crescita futura. Ci impegniamo a lavorare con i dipendenti, le autorità, il governo e ad essere trasparenti nelle nostre intenzioni durante tutto il processo».
Peccato che il “controllo europeo” negli aerei non sia come un certificato di nascita che puoi modificare a piacimento. Mantenere la licenza come vettore europe risponde a rigide regole di proprietà e controllo comunitario. Con un fondo americano sul volante, questa diventa una partita più spinosa di quanto il faccione sorridente del comunicato lasci intendere.
Ora tocca agli azionisti decidere se vogliono sedersi al tavolo con Castlelake, o continuare a far finta di niente mentre il consiglio si trincera dietro un muro di silenzi e respingimenti sistematici. E il mercato? Beh, quello è sempre pronta a correre a vendere o comprare il biglietto per lo spettacolo più ironico del giorno.



