Keir Starmer pronto a regalarci il classico addio da primo ministro britannico che nessuno ha chiesto

Keir Starmer pronto a regalarci il classico addio da primo ministro britannico che nessuno ha chiesto

È sempre uno spettacolo vedere Keir Starmer, il Primo Ministro del Regno Unito, annunciare il suo piano di partenza come se fosse un evento epocale, e stavolta sembra che il gran giorno sarà lunedì. In pratica, prepariamoci a entrare nel club dei leader britannici che non restano mai a lungo: Starmer sarà il settimo capo del governo in appena dieci anni. Un record, quasi un talento, se non fosse per l’inefficienza mascherata da instabilità politica.

Ad aspettare il suo trono c’è Andy Burnham, l’ex sindaco del Greater Manchester, fresco vincitore di una speciale elezione nel nord-ovest dell’Inghilterra, che lo vedrà tornare a sedere in Parlamento come se fosse il salvatore inviato dalla periferia a sistemare Londra. Dopo questa vittoria, Starmer aveva fatto il bullo promettendo di resistere a qualsiasi sfida alla leadership — ma, si sa, le promesse in politica sono come il vento: cambiano direzione secondo convenienza.

Ovviamente, il fronte interno non ha avuto alcuna remora a insistere perché il Primo Ministro faccia un passo indietro, con ministri di spicco come la Segretaria degli Esteri Yvette Cooper, la Ministra dell’Interno Shabana Mahmood e il Ministro dell’Energia Ed Miliband che hanno messo in chiaro la voglia di chiarezza su un’uscita dignitosa. Le recenti sconfitte cocenti alle elezioni locali, unite a sondaggi impietosi, hanno lentamente demolito l’autorità di Starmer all’interno del suo partito, il tanto osannato Partito Laburista.

La sua rinuncia, se confermata, spalancherebbe le porte a Burnham — che dovrebbe giurare come membro del Parlamento proprio lunedì — per diventare leader laburista e Primo Ministro del Regno Unito senza nemmeno dover litigare troppo per il ruolo, viste le sue recenti fortune elettorali e il prestigio riconquistato.

Il trionfo di Burnham nella recente elezione supplementare di Makerfield gli ha dato un ulteriore boost di credibilità, facendo saltare un eventuale confronto interno e lasciandolo libero di spedire la valigia verso Downing Street senza dover fare troppe scartoffie.

Nel frattempo negli Stati Uniti, Donald Trump, non contento di mescolare politica e social media, ha twittato, pardon, postato su TruthSocial che Starmer si dimetterà a breve:

“Ha fatto un disastro su due temi chiave: IMMIGRAZIONE ED ENERGIA (APERTA IL PETROLIO NEL MARE DEL NORD!)”

Come sempre, il Moody’s mood della sterlina riflette il clima politico: la valuta britannica ha perso lo 0,23% rispetto al dollaro, scambiandosi a 1.3202 dollari. Per non farsi mancare niente, anche i rendimenti dei titoli di stato decennali, i cosiddetti Gilts, sono rimasti piatti intorno al 4,8452%, segno che qualcuno forse teme un salto nel vuoto.

Le sfide finanziarie che aspettano Burnham

Per chi pensa che Burnham possa essere una fresca ventata di novità, c’è da ricredersi. Lizzy Galbraith, esperta in economia politica di Aberdeen, sottolinea che nonostante l’ex sindaco goda ora della simpatia di chi vuole cambiare il sistema, sarà costretto a fare i conti con gli stessi rigidi vincoli fiscali che hanno spesso incatenato l’agenda di Starmer.

Nonostante un rialzo dei rendimenti dei Gilts subito dopo la vittoria di Burnham, il futuro leader si è affrettato a rassicurare i mercati, prendendo le distanze da quelle sparate precedenti in cui affermava che il Regno Unito fosse “in mano ai mercati obbligazionari”. Un cambiamento di tono che suona più come una promessa a metà.

Galbraith ha spiegato in un’intervista a “Squawk Box Europe” di CNBC:

“Nel breve periodo Burnham si concentrerà più sul riconquistare la fiducia dei mercati e meno sul rivoluzionare la politica fiscale, mantenendo la linea tracciata da Starmer e dalla Cancelliere Rachel Reeves.”

Non è che il mercato veda di buon occhio un governo con il portafoglio spalancato, soprattutto quando l’economia britannica galleggia in acque così torbide. Chris Beauchamp, capo analista di mercato di IG, avverte che qualsiasi intenzione di spendere senza freni verrà accolta con grande scetticismo:

“Il mercato si chiede cosa cambierà davvero. Burnham, noto per i suoi tanto amati ripensamenti, avrà la forza di tracciare una rotta più decisa rispetto alla deriva di Starmer?”