Sciopero Atm di 24 ore: metro, bus e tram a Milano in tilt perché qualcuno doveva pur fermarsi a protestare

Sciopero Atm di 24 ore: metro, bus e tram a Milano in tilt perché qualcuno doveva pur fermarsi a protestare

Che gioia! L’Azienda dei Trasporti Milanesi (Atm) ha deciso di regalarci una giornata indimenticabile: uno sciopero di 24 ore, previsto per venerdì 26 giugno. Se abitate a Milano o dintorni e avete la folle idea di utilizzare metro, autobus o tram, preparatevi a un’esperienza da incubo. Perché, si sa, cosa c’è di meglio di un trasporto pubblico bloccato quando la vita frenetica chiama?

Quel giorno, infatti, l’intera rete rischia il collasso. Quale modo migliore per incentivare l’uso del mezzo privato e riempire ulteriormente le strade di traffico e smog? Evidentemente, il tempismo è tutto in questa democratica forma di terrorismo urbano.

Il messaggio “chiaro” dello sciopero

Leggere le motivazioni dietro questa protesta è un vero spasso, una sorta di capolavoro di incoerenza: si lamentano i tagli e le condizioni di lavoro ma poi si dimenticano di considerare il danno collaterale agli utenti, quei poveri sventurati che, a dispetto degli scioperi, pagano il loro biglietto come se nulla fosse. Ah, la dolce giustizia!

Naturalmente, la protesta non risparmia nessuno. Non si salvano né tram né metro né autobus. Per l’intera giornata, le strade sembreranno uno scenario apocalittico che solo una brillante strategia sindacale poteva architettare. Forse l’obiettivo nascosto è far capire che senza i lavoratori dei trasporti tutto va a rotoli, ma il risultato è solo un caos da cui i soli veri vincitori saranno i tassisti.

Chi paga il prezzo? I cittadini, ovvio

Se pensavate che i maggiori a subire fossero solo i “colletti blu” o qualche dirigente, siete fuori strada. Il vero, grande sacrificio è quello del povero pendolare milanese, costretto a trovare soluzioni alternative, ovvero trasformarsi in contorsionista umano tra auto private, scooter infuocati e taxi inflazionati. Insomma, il paradiso della mobilità sostenibile.

Forse una riflessione su questi effetti collaterali dovrebbe solleticare un po’ più di buon senso nella sindacalistica protesta. Ma no, evidentemente è più semplice puntare il dito verso l’azienda e la politica, evitando di guardare in casa propria.

La politica e il solito balletto di responsabilità

La risposta delle istituzioni è straordinariamente prevedibile nel suo egocentrismo. Da una parte, si condanna lo sciopero, dall’altra si sorvola con la classe tipica dei grandi strateghi della mobilità urbana. L’amministrazione cittadina promette medaglie per chi riuscirà a muoversi in quei giorni, ma lascia figurativamente i cittadini nel pantano del traffico e dell’incertezza.

In questo enorme gioco del cerino caldo, nessuno vuole davvero prendersi la responsabilità di soluzioni concrete. Anzi, sembra quasi che il disservizio sia il miglior biglietto da visita per chi amministra, perché niente unisce come la disperazione collettiva nel traffico.

La conclusione inevitabile: un déjà vu da manuale

Insomma, il 26 giugno sarà il giorno perfetto per trasformare il già complicato trasporto pubblico milanese in un gigantesco tappo, e per ricordarci quanto poco cambia malgrado le promesse e le lamentele. Una sceneggiatura già vista, con gli stessi attori, uno sciopero che paralizza la città e una società civile ridotta a mero spettatore, o meglio, vittima sacrificale.

Non resta che preparare gomme nuove, pazienza di ferro e sperare in un miracolo — o, come sempre, in un taxi libero.

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