Teresa Bava, orgogliosamente presidente del Centro accoglienza per la vita “L’Annunciazione”, e la volontaria Mariangela Fatone ci illustrano il brillante funzionamento della cosiddetta “Culla per la vita” davanti all’ospedale di Giaveno, in quel gioiello del Piemonte che è la provincia di Torino. Qui, tra le pochissime installazioni superstiti nella regione, una persona ha avuto la delicata e commovente lungimiranza di lasciare un piccolissimo maschietto, di appena due chili e mezzo, nato da poche ore.
Questa specie di miracolo fatto culla, nato undici anni fa, è stato realizzato non per caso, ma per chiunque voglia abbandonare un neonato senza preoccuparsi di “dettagli” come la sicurezza o l’anonimato, entrambe garanzie assolute e, sia chiaro, non negoziabili.
Ogni giorno, questo piccolo spazio è una sublimazione del cinismo umano e dell’attenzione sociale: lì, come sempre, una vita si affida al caso, protetta da regole di povertà amministrativa e moralismo ipocrita.
Insomma, la “Culla per la vita” rappresenta il perfetto compromesso tra un mondo che dice <



