Torino regina del mercato nero delle sigarette: affari milionari che fanno girare la testa

Torino regina del mercato nero delle sigarette: affari milionari che fanno girare la testa

Fino a ora, il racconto è chiaro come l’acqua: Torino e il Piemonte sono stati considerati dalle agenzie investigative come il punto debole del traffico di cocaina. Un vero e proprio centro nevralgico non solo per il passaggio o deposito di polvere bianca, dominato quasi interamente dalla celebre ’ndrangheta, la quale tra l’altro vanta rapporti privilegiati con i cartelli sudamericani, non proprio i primi improvvisati del quartiere. La storia è quella dei grandi sequestri dagli anni Novanta in poi – chi potrebbe dimenticare il carico da cinquemila chili di coca intercettato a Borgaro dai nostri carabinieri del Ros nel lontanissimo 1994? – senza contare i protagonisti dell’arena criminale del brokering, che hanno popolato l’hinterland torinese per decenni, da Pasquale Marando a Nicola Assisi fino a Vincenzo Pasquino.

Sorpresa delle sorprese: il nuovo filone della malavita è un ritorno agli anni Ottanta che sembrava sepolto, dimenticato in qualche soffitta impolverata delle procure. Sto parlando del contrabbando di sigarette, col Torinese che si erge a nuovo epicentro italiano e si piazza in alta classifica anche su scala europea, almeno così dicono gli atti giudiziari. A conferma, i raid recentissimi degli investigatori e le inchieste della procura guidata da Giovanni Bombardieri: sono saltati fuori cinque impianti di produzione e due depositi, occultati dentro capannoni abbandonati, un vero gioiello del travestimento da normale azienda. E tutto concentrato in un fazzoletto di territorio. Dove? Nei quartieri di Madonna di Campagna, Barca e Rebaudengo a Torino, più nei comuni vicini di Caselle e Venaria Reale.

Un’ubicazione che fa tanto “strategia”

Niente semplici depositi, ma mini-fabbriche clandestine a tutti gli effetti. Il motivo per cui l’area torinese è diventata centrale in questa filiera illecita è legato al contesto internazionale, ovvero a una logistica da manuale del crimine. A dirlo, in occasione della presentazione del progetto Maciste targato Osservatorio agromafie di Coldiretti, è stato il generale di brigata Alessandro Langella, oggi alla guida della polizia economico-finanziaria della guardia di finanza e prossimo comandante provinciale a Palermo. Ecco come l’ha spiegata il nostro eroe delle forze dell’ordine:

Alessandro Langella said:

“Il distretto industriale occulto scoperto nell’operazione ‘Chain smoking’, frutto di una collaborazione con i carabinieri, è stato impiantato proprio qui a causa della posizione geografica strategica. E in due sensi: da un lato, la logistica – massima concentrazione di macchinari, manodopera e materiali per la ‘confezione’ (filtri, bobine, pacchetti, etichette, eccetera). Dall’altro, la vicinanza ai mercati finali, cioè Francia e Paesi del Nord Europa, e alle vie di comunicazione che portano direttamente a questi.”

In altre parole, Torino si conferma snodo europeo decisivo, non il postaccio che ci si aspetterebbe. E attenzione alla clientela: qua non si parla di bande improvvisate o associazioni dell’ultimo minuto, ma di organizzazioni di prim’ordine che gestiscono tutta la filiera produttiva, dal reclutamento allo sfruttamento dei lavoratori, trattati quanto meno come schiavi. Insomma, professionisti incalliti capaci di operare investimenti sostanziosi, che però sembrano pagare alla grande, vista la velocità con cui gli stabilimenti illegali sortiscono il loro effetto e spariscono dopo appena quattro mesi.

Il mercato in cifre da capogiro

I numeri, che non mentono mai, parlano chiaro: nell’ultima indagine, basata sulle perizie raccolte sulle linee di assemblaggio, ogni impianto ha sfornato facilmente 48.000 pacchetti di sigarette al giorno. Tradotto, stiamo parlando di un volume immesso nel mercato nero stimato prudenzialmente in almeno 35 milioni di pacchetti.

Ovvero, settecento tonnellate di roba (veramente tanta) che si stima abbiano garantito ai malfattori guadagni non inferiori a 175 milioni di euro. Denaro guadagnato tra l’altro evadendo almeno 140 milioni di tasse accise, quelle sugli stessi tabacchi. Come dire: un business perfettamente legale per chi lo fa, terribilmente illegale per tutti gli altri.

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