La scena di questa tragedia si è svolta al semaforo di via Sant’Antonio, all’incrocio con via Clinga — o come la chiamano i locali, con un romantico tocco di ironia, “la curva del parcheggio di Pressano”. Dedicata agli amanti del dramma stradale, evidentemente. La dinamica dell’incidente, attualmente sotto la lente attenta delle forze dell’ordine, avrebbe visto la povera ragazza in bici impegnata in una discesa quando, come da copione, un’auto le sferra un impatto frontale risolutivo.
Non contenti di un solo fattore drammatico, gli elementi dello schianto sono stati talmente forti da lanciare la giovane oltre il guardrail, come se la leggera brezza del vento non potesse bastare a farla volare via. Sul posto sono arrivati come in una coreografia ben studiata: soccorsi sanitari, vigili del fuoco volontari di Lavis, carabinieri e polizia locale, tutti pronti a raccontarci della solita triste verità.
Purtroppo, nonostante tutto questo spiegamento di forze, per la 14enne non c’è stato nulla da fare, travolta da traumi troppo gravi per il triste sipario della vita. Ecco dunque l’epilogo di questa storia che poteva pure finire con un semplice spavento, ma che ha preferito regalarci l’ennesima pagina di dolore e assurdità.
Il contesto che nessuno vuole raccontare
Chissà se qualcuno si prenderà la briga di interrogarsi su quel maledetto incrocio, su come mai possa esserci una “curva del parcheggio” così pericolosa da far volare una ragazzina oltre un guardrail. Sarebbe interessante seguire la storia di quelle testimonianze raccolte, le medesime che forse verranno archiviate sotto la voce “purtroppo, è il destino”. Come al solito, niente cambiamenti, niente prevenzione – solo vuote parole e un’altra famiglia straziata.
Questa ineluttabile fatalità a ritmi regolari continua a cantare la stessa canzone stonata: condizioni stradali che definire “pericolose” è un eufemismo, mancanza di misure serie di tutela, e una società che si fa trovare sempre impreparata quando serve invertire la rotta. Ma la verità più amara è un’altra: in un mondo che si dice evoluto, una ragazza di 14 anni muore come se fosse destinata a un copione scritto da pessimi sceneggiatori.
L’ennesima tragedia che scuote, questa volta da Pietrasanta
Non lontano da queste storie, a Pietrasanta, un altro episodio degno di nota, seppur tristemente ordinario, viene annunciato: un diciassettenne muore in uno scontro tra un Suv e uno scooter. Anziché fermarsi a rispondere delle proprie azioni, l’automobilista decide di darsi alla fuga, aggiungendo l’insulto alla ferita.
Due incidenti, due storie diverse, un unico, insopportabile copione di negligenza, codardia sociale e assenza di quel benché minimo senso di responsabilità che dovrebbe accompagnare ogni guida. E, come sempre, le autorità si ritrovano a rincorrere frammenti di verità tra le testimonianze degli astanti, convinte che il tempo possa cancellare il dramma – invece di spingerli a prevenire il prossimo.
Ci chiediamo fino a quando potremo permetterci di parlare di “tragedie isolate” senza scomodare il termine “emergenza”, visto il ripetersi incessante di questi drammi senza fine né soluzione.



