Orchestra sinfonica di Milano fa le bizze perché guadagna meno del 38% della media: sciopero annunciato, applausi garantiti

Orchestra sinfonica di Milano fa le bizze perché guadagna meno del 38% della media: sciopero annunciato, applausi garantiti

I valorosi musicisti dell’Orchestra Sinfonica di Milano hanno deciso di darci dentro con una classica giornata di protesta: domenica 21 giugno incroceranno le braccia. Nulla grida “estate” come fermare le note e lasciare il silenzio a dominare, soprattutto davanti all’immancabile Auditorium di Largo Mahler, dove si svolgerà il loro “presidio” dalle 18.30 alle 20. Un appuntamento imperdibile per chi ama l’arte del fermo immagine e dei cori di dissenso poco orchestrati.

Ovviamente, un movimento così eclatante ha una motivazione degna di nota, anzi più di una: i musicisti, guidati dalla sempre solerte Slc Cgil, hanno deciso di scioperare in nome dei loro sacrosanti diritti – o almeno così affermano. Non si sa se le violente dissonanze tra loro e la direzione artistica abbiano a che fare con cachet, orari estenuanti o con la continua necessità di risvegliare il pubblico dal torpore, ma quella del malcontento sembra proprio essere la sinfonia del giorno.

Le motivazioni dello sciopero

Dietro tutto questo sarebbe facile cedere alla tentazione di pensare a problemi concreti, tipo riduzioni di budget, condizioni di lavoro in peggioramento o forse aspettative di aumenti salariali che la crisi economica rende semplicemente utopiche. Invece, si parla di una vertenza che ha il sapore amaro dell’incomprensione e del teatro della contraddizione: l’Orchestra Sinfonica di Milano che reclama riconoscimento e dignità ma si autoesclude, almeno temporaneamente, dal palcoscenico che la ospita dal sempre amato Largo Mahler.

Non è un mistero che, in tempi di tagli e austerity culturale a gogò, queste manifestazioni rappresentino lo specchio di un sistema finanziario schizofrenico, dove l’arte è un lusso e il lusso un’arte difficile da giustificare. La creatività, poi, è un dettaglio accessorio, soprattutto se si traduce in richieste che non si sposano con i rigori dell’amministrazione pubblica o privata che sia. Insomma, un’altalena tra la sacrosanta necessità di lavorare e il gioco al massacro degli equilibri di bilancio.

Il contesto più ampio: crisi culturale o teatrale?

Se volessimo essere davvero cinici, potremmo dire che lo sciopero dell’Orchestra Sinfonica di Milano è emblematico del teatro generale dell’assurdo in cui oggi si dipana la vita culturale italiana. Da una parte le istituzioni che cercano di sopravvivere con i sacrosanti bilanci da far quadrare, dall’altra gli artisti che, giustamente, chiedono di non essere soppressi in nome di conti impietosi. Il pubblico attende, ma spesso in silenzio, interpretando il ruolo dell’ignaro spettatore delle recite di un dramma infinito.

In questa sinfonia di contraddizioni, lo sciopero serve soprattutto a ricordare che la cultura italiana è quel fragile vaso di cristallo che tutti vogliono toccare, ma nessuno osa veramente proteggere. Tanto vale applaudire a scena aperta la coerenza tutta italiana del lamentarsi senza mai risolvere, fra note stonate e promesse da bis.

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