Ah, che dolci ricordi quei tempi in cui il calcio italiano era un mare di tranquillità e signorilità… Nostalgici? No, solo realistici. Christian Panucci, ex difensore tra i protagonisti del glorioso trionfo azzurro vent’anni fa, ci regala un flashback piuttosto ironico e, perché no, istruttivo sul passato e come l’attuale gestione del calcio dovrebbe fare un bel salto nel futuro.
Ricordate l’episodio che ha fatto parlare mezzo mondo? Proprio lui, Panucci, racconta di quel famoso scontro con Zinédine Zidane. Provocazioni volanti e, immancabilmente, la testata storica che ha infuocato i tifosi e i tifosi avversari in egual misura.
Insomma, un capolavoro di calma olimpica: rispondere alle provocazioni e finire per beccarsi una testata. Dovrebbe essere la lezione perfetta per ogni calciatore che vuole evitare guai, peccato che non funzioni quasi mai così.
Lo sfogo di Panucci non si limita al campo di gioco. A chi si rivolge? Nientemeno che a Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), a cui chiede niente meno che un cambio radicale nel mondo del calcio. Sì, perché secondo il nostro ex difensore, le regole e l’arbitrarietà hanno preso una brutta piega e qualcuno deve assolutamente mettere un freno.
Il calcio italiano: tra prove d’orchestra e scene da film
Il calcio in Italia non è mai stato un parco giochi, certo, ma da dove iniziare per riportarlo alla moda dei trionfi europei? La risposta di Panucci è impietosa quanto veritiera: serve più giustizia, meno favoritismi e soprattutto un pizzico di intelligenza nelle decisioni arbitrali. Un’utopia? Forse, ma qualcuno dovrà pur osare.
Provocazioni come quella del “divin codino” Zidane rappresentano solo la punta di un iceberg di sfide che sembrano più teatrali che sportive. E mentre il mondo del calcio si burla di queste scenette, cosa fa la governance? Beh, alza lo sguardo, dovrebbe intervenire ma spesso rimane a guardare. Malagò, dal canto suo, pare il presidente gentiluomo che aspetta il momento giusto per agire, ma quell’attesa si sta pericolosamente trascinando.
Quel gusto tutto italiano per l’autolesionismo
Immaginate che ironia: il fiore all’occhiello del calcio nazionale, un simbolo di professionalità come Panucci, rievoca gesti da caserma e risse da bar mentre il presidente di una delle istituzioni più importanti, Malagò, è invitato a cambiare tutto. Sembra quasi che il calcio italiano abbia un’inclinazione naturale per complicarsi la vita con polemiche e scandali anziché godersi i riflettori e le vittorie.
Chissà se qualcuno ascolterà davvero questa amara invocazione. Nel frattempo, possiamo almeno ringraziare Panucci per la sincerità tagliente che fa luce su cosa è diventato il nostro amato sport.



