Un’ondata di violenza armata, seguita da un cessate il fuoco fragile come carta velina, domina il caotico scenario del sud del Libano, terra martoriata dove l’esercito israeliano fa capolino e i combattenti di Hezbollah fanno la loro impeccabile opposizione. E proprio qui, tra esplosioni e trattative confuse, il fronte libanese decide di prendersi tutta la scena nelle estenuanti e fumose negoziazioni tra Stati Uniti e Iran, quelle stesse trattative che, manco a dirlo, dovevano partire da Lucerna e invece sono state rinviate “sine die”. Perché, si sa, l’efficienza e la puntualità sono sopravvalutate.
La parentesi intermittente di pace tra il movimento di resistenza filo-iraniano e il brillante Stato ebraico è stata ottenuta grazie a una mediata alleanza a tre, come un improbabile triangolo amoroso: Stati Uniti, Qatar e Iran. Ovviamente, senza passare nemmeno per quella deliziosa formalità chiamata governo di Beirut o presidenza libanese. Insomma, per ora il vero protagonista politico della situazione non è un ministro, un premier o, Dio non voglia, un presidente, ma bensì il celebre Partito di Dio. Loro sì che comandano sul palcoscenico, mentre gli altri restano a guardarli. Il cessate il fuoco, regalatoci come una miracolosa tregua, ha iniziato a fare effetto alle 16 ora locale, le 15 in Italia, dopo ben “dodici ore infernali” di escalation israeliana, in risposta all’annuncio di quattro soldati uccisi nel sud del Libano, vittime di ordigni piazzati dagli astuti combattenti locali.
Il Panorama dell’Intreccio Libanese
La situazione nel sud del Libano non sarebbe così spassosa se non fosse per l’ironia con cui si consuma questo teatro militare-politico. Lo Stato che si vanta di difendere la propria sicurezza agisce con operazioni militari punitive, mentre dall’altra parte si sventolano bandiere di resistenza e liberazione. Nel mezzo, un popolo che assiste a questo balletto con la pazienza di chi aspetta l’autobus nel mezzo di una tempesta.
Le trattative tra Stati Uniti e Iran, che dovrebbero risolvere tutto quanto con qualche stretto di mano e un’accordo, invece languono nell’attesa di un momento propizio, che forse non arriverà mai. E nel frattempo, le bombe continuano a esplodere e i soldati a cadere, perché nulla è più serio di una diplomazia paralizzata.
Il Ruolo Esclusivo del Partito di Dio
Non faticherete a credere che il vero sovrano di questo gioco non è nessun governo riconosciuto internazionalmente, bensì il Partito di Dio. Questo bel soggetto si prende la scena politica e la negoziazione nel cuore di un paese martoriato, lasciando il resto a fare da comparse. L’esclusione della presidenza libanese e del governo di Beirut è come tenere fuori dallo stadio i tifosi del team avversario: un classico del “chi si crede di essere questo governo, a farsi sentire?”
Del resto, chi ha bisogno di istituzioni quando ci sono organizzazioni paramilitari che si sentono a casa nel bel mezzo della politica internazionale?



