MotoGP a Brno: Aprilia fa il pieno nelle prequalifiche mentre Bagnaia prova a far finta di niente

MotoGP a Brno: Aprilia fa il pieno nelle prequalifiche mentre Bagnaia prova a far finta di niente

A Brno venerdì è stato una vera ecatombe, ma non solo per la frenesia in pista, quanto per il contorno di chessò, trattative segrete e colpi di scena degni di un mediocre feuilleton. Partiamo dalla noiosa questione del cronometro: il dominio assoluto di una Aprilia che sembra volerci ricordare che non è solo un giocattolo da buffoni. A vincere questa gara contro il tempo è stato il giapponese del team Trackhouse, Ai Ogura, che ha piazzato un impressionante 1’51”735, distruggendo ogni record precedente con la grazia di un elefante in cristalleria.

Naturalmente, il suo compagno di marca e leader del campionato, Marco Bezzecchi, si è piazzato subito dietro, staccato di un misero centinaio di millesimi, giusto quei due passi da poter dire «sono lì, ci sto arrivando». Il nostro eroe romagnolo, però, ci tiene ad avvisare che la sua gamba non esattamente opera a pieno regime dopo il simpatico incidente in Ungheria. Niente panico, però: «La gamba mi fa un po’ male», chiosa con tono da guerriero, ma nulla che possa impedirgli di scattare in qualifiche e sprint, ovviamente trasmesse con la solita pompa magna su Sky e TV8.

Si prepara a tirare fuori il meglio, perché le Ducati sono come quei cani da caccia che fiutano la preda: non mollano un attimo. Fabio Di Giannantonio è attualmente il migliore tra loro, un terzo posto con la carica del fanatico: «Sono innamorato di questa pista», confessa, come se fosse il momento più romantico della sua vita. Alle sue spalle spunta finalmente un convincente Pecco Bagnaia, sia sul passo che sul giro secco, ma il buon Pecco giura e spergiura che non è ancora tempo di vittorie. Ecco la chicca, dice così:

Pecco Bagnaia ha detto:

«Non è ancora il momento di pensare alla vittoria. Le Aprilia sono velocissime e Marc è un passo davanti a me».

Precisa che il riferimento è al ritmo, non al giro secco, perché appena dietro troviamo il nostro Marc Marquez in quinta posizione, seguito poi dall’intrigante Ktm di Acosta e le due Honda pilotate da Mir e Moreira. Per ora, questo è quello che dicono i numeri, ma la cronaca del paddock è molto più gustosa.

Prima che i piloti si sfidassero per le qualifiche, i veri protagonisti sono stati i padroni del gioco: i costruttori. In una solenne quanto surreale cerimonia in Repubblica Ceca è stato firmato un nuovo accordo quinquennale tra le cinque case contestatrici di questa soap-opera su due ruote: Aprilia, Ducati, Ktm, Honda e Yamaha, che per la prima volta in assoluto si sono presentate non come gang rivali ma come uno stuolo unito. L’obiettivo? Più soldi, ovviamente. Ma in cambio, hanno promesso di impegnarsi di più a promuovere lo sport… cosa significhi, mistero.

Il direttore sportivo del campionato, Carlos Ezpeleta, ha osato dichiarare il folle progetto di trasformare i 22 Gran Premi in altrettanti “Super Bowl” motociclistici, ma la cosa resta tanto vaga quanto divertente da immaginare. Il tutto le cui parole suonano così:

Carlos Ezpeleta ha detto:

«Vogliamo trasformare i 22 Gran premi in 22 Super Bowl».

Come? Persino gli addetti ai lavori alzano le spalle. Il piano sembra essere quello di strappare i Gran Premi dai circuiti tradizionali per portare eventi spettacolari… chissà dove, magari proprio in qualche zona urbana. Benchè si voglia cercare tracciati vicini a grandi città, il nuovo circuito cittadino di Adelaide rimarrà un unicum nel panorama, perché, sorpresa, mantenere la sicurezza sulle due ruote non è una banalità.

Le Motociclette Che Si Ribellano: Prove e Controversie

Tra le novità più succose degne di una sceneggiatura da telenovela ci sono le prove delle partenze effettuate senza quel “coso” che abbassa l’anteriore al via, un marchingegno che sembra il nuovo nemico pubblico numero uno. Il suo uso potrebbe essere vietato già nel prosieguo della stagione, forse a Silverstone. Un pensiero condiviso con entusiasmo da Pecco Bagnaia, che si dice pronto a eliminarlo già da questo Gran Premio:

Pecco Bagnaia ha detto:

«Lo toglierei già da questo Gp».

Altri, tipo Bezzecchi, si mostrano più prudenti e richiedono “altre prove”, perché, naturalmente, cancellare un sistema consolidato non è uno scherzo. E poi c’è Di Giannantonio, voce fuori dal coro, che sostiene convintamente che eliminare il sistema sia più pericoloso: la moto parte dritta in verticale, si impenna e l’”esercizio di controllo” si fa titanico. Le decisioni finali, stranamente, non spettano ai piloti ma a quei simpatici costruttori che si sono radunati come Mafiosi delle moto.

Insomma, a Brno non si è solo corsa su due ruote, ma si è giocato a scacchi minacciosi, promesse mai mantenute, contratti faraonici e dibattiti tecnici infiniti degni di talk show pomeridiani. Un venerdì intenso, si diceva. Peccato per la gamba dolorante di Bezzecchi, ma in fondo, se si rompe pure quella, c’è sempre il cronometro a raccontarcelo.

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