Giornalista colpito in diretta nel sud del Libano e nessuno sembra farci troppo caso: il video shock dell’attacco che fa impallidire il giornalismo moderno

Giornalista colpito in diretta nel sud del Libano e nessuno sembra farci troppo caso: il video shock dell’attacco che fa impallidire il giornalismo moderno

Press TV ci regala l’ennesima scena da cinema: un giornalista corrispondente dell’emittente iraniana viene ferito mentre svolge il suo onorevole mestiere nel bel mezzo di nulla, precisamente nell’area di Arnoun-Yohmor-Kfartebnit, nel sud del Libano. Come in un film d’azione low budget, il suo veicolo e le attrezzature sono splendidamente decorate con simboli della stampa, in modo che nessuno possa dubitare delle sue nobili intenzioni. Eppure, proprio in mezzo a questo set, una misteriosa esplosione ovviamente provocata da un drone— perché quando mai un conflitto moderno può fare a meno dei droni? — lo colpisce senza pietà.

Il nostro intrepido reporter racconta la sua personale odissea: si era fermato in zona dopo una vana ricerca dell’esercito del Libano, impegnato evidentemente a fare qualcosa di più interessante altrove. Allora decide di fare un po’ di riprese fuori dall’auto, sperando di portarci qualche scena più realistica. Ed ecco che arriva il colpo, diretto… a lui, non al veicolo. Immaginate la precisione infallibile di questo drone assassino, che mira esclusivamente al giornalista e non al mezzo che lo trasporta, probabilmente perché ha sviluppato un morboso interesse per i reporter in missione.

Nel video, la scena è degna di un episodio tragico ma senza il tipico lieto fine hollywoodiano: il corrispondente, ferito da schegge, ci dà un dettagliato resoconto delle sue ferite — torace e gambe, perché non si risparmia nulla — mentre due santi civili, dopo una ventina di minuti che lo hanno lasciato lì a farsi male in pace, si decidono a soccorrerlo. E questa, amici miei, è la realtà cruda e palpitante della zona, che lui stesso definisce “pericolosa”. Forse sottolineare l’ovvio è ancora un mestiere remunerato.

Quando la stampa diventa bersaglio… o forse no?

In un post che fa un po’ da manifesto alla tragedia annunciata, il nostro valoroso reporter non solo denuncia quell’attacco che definisce “deliberato”, ma ci ricorda – come se ce lo dimenticassimo – quanto sia pericoloso lavorare sul campo in scenari che sembrano usciti direttamente da un romanzo di Ken Follett. Chi mai penserebbe che un giornalista con tanto di simboli ben in vista possa essere un bersaglio? Evidentemente qualcuno pensa che il tesserino non sia un paracadute sicuro, anzi.

Il fatto che un giornalista venga ferito in circostanze così rocambolesche dovrebbe far riflettere: o siamo su un set di un B-movie bellico, o qualcuno ha una gran voglia di trasformare la cronaca in una zona di fuoco. La vicenda ci lascia con una riflessione dolceamara su quanto possa essere difficile distinguere tra i fatti e il teatro della guerra moderna, dove i protagonisti sono droni invisibili e vittime umane ben visibili e doloranti.

Nel frattempo, quel video postato su X continua a girare, facendo sbadigliare chi sa già dove finirà: un monumento a chi rischia tutto per raccontare qualcosa che qualcuno, evidentemente, non ha alcuna intenzione di farsi raccontare.

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