Svimez e Biazzo ci raccontano il miracolo: Lazio verso un Pil 2025 con un modesto +2% e tutti felici a brindare al futuro roseo

Svimez e Biazzo ci raccontano il miracolo: Lazio verso un Pil 2025 con un modesto +2% e tutti felici a brindare al futuro roseo

I dati freschi freschi presentati dal fantasmagorico Centro Studi SVIMEZ ci regalano una vista tutta rose e fiori sull’economia del Centro Italia, che secondo loro cresce più del resto del Paese. Una meraviglia, insomma: la nostra Regione si piazza con un bell’+2% rispetto al 2024, come se fossimo su un tapis roulant che corre da solo senza fatica.

Giuseppe Biazzo, il Nostro Presidente di Unindustria, non perde tempo a cantare vittoria:

“Una crescita della nostra Regione del +2% è una notizia che sottolinea il grande dinamismo dell’economia del Lazio e del suo tessuto produttivo che contribuiscono in maniera determinante allo sviluppo del Paese.”

Tradotto in termini più semplici? Si tratta del classico maquillage statistico in cui la manifattura e le costruzioni fanno il botto con +4,4% e +6,7% — roba da far sorridere quel +0,3% e +2,4% che fanno media nazionale — e perfino i servizi si uniscono al coro con un modesto +1,3% contro il misero +0,3% italiano.

Insomma, un ritratto da cartolina che dovrebbe ispirare fiducia, mentre il mondo fuori rimane immerso nel caos e nella complessità, ma tanto chi se ne importa quando puoi celebrare il “grande valore delle nostre imprese” e la magnifica spinta degli investimenti pubblici, celebrati dal braccialetto magico chiamato PNRR e dal lontano e luccicante Giubileo.

E cosa bisogna fare ora? Nientemeno che continuare a seguire il glorioso Piano Industriale, quella spremuta di buone intenzioni dove si promuove Roma e il Lazio come paradisi imprenditoriali, a patto di insistere (con tenacia quasi masochistica) su incentivi e complicazioni da codice fiscale solo per chi ama le sfide.

Dovremmo anche migliorare infrastrutture e connessioni — perché di problemi ne abbiamo a volontà — attirare “nuove energie e talenti” (chiunque essi siano, ma speriamo che arrivino con la bacchetta magica) e tenere in bellezza al centro dell’attenzione l’onnipresente innovazione e produttività, parole magiche da sventolare come bandiere.

Ah, e non scordiamo la “collaborazione istituzionale”, un binomio così proficuo e costruttivo che potrebbe tranquillamente essere l’incipit di una barzelletta. Il dialogo costante con le imprese per una qualche visione di sviluppo “comune” pare finalmente aver generato un modello Lazio che fa davvero la differenza. Peccato che questa differenza sembri più una differenza da manuale, poco più che a parole.

Ora, il segreto per il successo è andare avanti uniti come una squadra di calcio in ritiro pre-campionato, con la stessa convinzione e determinazione. Perché altrimenti, dove andremmo a finire, nel paese reale?

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