Europa si sveglia e scopre che la cultura è il motore della politica comunitaria, mica pizza e fichi

Europa si sveglia e scopre che la cultura è il motore della politica comunitaria, mica pizza e fichi

Nel fastoso teatro della politica europea, a Bruxelles si è appena consumato l’ennesimo atto di grandeur culturale. Il Presidente della Repubblica di Cipro, con la grazia di chi detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, insieme ai presidenti del Parlamento Europeo e della Commissione Europea, hanno dato vita a una dichiarazione congiunta dal titolo roboante: “Europa per la Cultura, Cultura per l’Europa”. Un impegno politico condiviso che – poveri noi – promette di proteggere, promuovere e supportare la cultura europea, come se essa fosse un bene fragile da custodire sotto vetro.

Europa per la Cultura: Un impegno che suona bene

Nella loro lucida dichiarazione, i tre colossi istituzionali si affannano a ribadire quanto l’UE sia portavoce indefessa della tutela della diversità culturale e linguistica. Evidentemente, l’idea è di farla ascoltare ovunque, tranne che quando contano i fatti. Naturalmente, integreranno considerazioni culturali in ogni politica comunitaria, senza però pestare i piedi alle competenze nazionali. Insomma, un delicatissimo equilibrio tra “tutela” e “non invadenza” che lascia immaginare più chiacchiere che fatti concreti.

Lodevole, poi, la promessa di sistemare la cultura al centro del progetto europeo, proteggendo la libertà artistica, la diversità culturale, l’inclusione e – giusto per non farci mancare nulla – condizioni di lavoro eque per gli artisti. Inoltre, la solita sfilata di buone intenzioni a sostegno dei settori culturali e creativi, con elargizioni di fondi, innovazione, capacity building e la solita retorica su come l’Europa dovrebbe essere il faro mondiale della creatività.

Cultura per l’Europa: Benefici a non finire

La dichiarazione riconosce anche (con grande sorpresa) i “benefici immensi” che i settori culturali e creativi portano nel forgiare un’identità europea condivisa. Tutto molto bello, soprattutto perché si fonda su valori come libertà, uguaglianza e rispetto dei diritti umani, che suonano come mantra tanto cari a Bruxelles ma meno praticati nei meandri delle decisioni geopolitiche. Ah, e non dimentichiamo il boost alla competitività europea, un toccasana per l’economia che rende tutto più digeribile.

Nel solito show di responsabilità istituzionale, i firmatari concordano sul fatto che la cultura abbia un ruolo chiave per affrontare sfide super attuali: tensioni geopolitiche, cambiamento climatico, transizione digitale, disuguaglianze sociali e la sempre più conclamata crisi della salute mentale. Per completare il quadro quasi idilliaco, valorizzano anche il contributo della cultura a crescita economica, innovazione, coesione territoriale e – perché no – sostenibilità ambientale.

I dodici princìpi fondamentali: il decalogo della perfezione

Le magnifiche intenzioni sono raccolte in dodici principi-guida, come se avessimo bisogno di un altro decalogo morale europeo. Alcuni di questi si concentrano sul supporto agli artisti e operatori culturali, promettendo di proteggere la libertà di espressione, garantire paghe e condizioni degne – finché non si scomodano gli “autonomi” e gli “intermittenti” – e di promuovere un uso etico e umano dell’intelligenza artificiale, quella che tanto ci deve salvare ma da maneggiare con guanti di velluto.

Altri princìpi sono pensati per ampliare l’accesso alla cultura e alle professioni creative, soprattutto per i giovani, i vulnerabili o gli emarginati. Insomma, paladini dell’inclusione e dell’educazione artistica, con una tentazione di “salvare” giovani talenti da contesti svantaggiati. Ma attenzione, il tutto condito da parole che suonano bene tanto ai convegni quanto nelle biblioteche polverose di Bruxelles.

Non manca poi l’immancabile attenzione ai benefici sociali e ambientali della cultura: salute, benessere, sviluppo regionale e turismo sostenibile, per non parlare della solita filastrocca sul ruolo della cultura nelle risposte politiche alle emergenze ecologiche. Tutto questo mentre si sollecita la promozione della diversità culturale e linguistica e la tutela del patrimonio culturale europeo, magari sfruttando le ultime tecnologie digitali per conservare ciò che resta.

Lucide riflessioni dal gotha europeo

Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo, ha sentenziato:

“La storia dell’Europa si racconta attraverso arte, cultura e creatività. Questa dichiarazione congiunta manda un segnale chiaro: continueremo a mettere la cultura al centro del progetto europeo. Supportando menti creative, proteggendo la libertà artistica e rafforzando la nostra diversità culturale e linguistica, investiamo non solo in una delle risorse più grandi del continente, ma anche nelle milioni di persone il cui talento, innovazione e creatività fanno prosperare società ed economie.”

Nikos Christodoulides, Presidente della Repubblica di Cipro, ha aggiunto:

“La dichiarazione riconosce il ruolo cruciale della cultura nella formazione dell’identità europea. In un momento di incertezza geopolitica e rapidi cambiamenti tecnologici, investire in artisti, patrimonio culturale e creatività significa anche investire nella democrazia, nella libertà e nei valori che tengono unita l’Europa. Firmando questa dichiarazione, mandiamo un messaggio chiaro: la cultura deve essere pienamente integrata nelle politiche europee come priorità strategica per il futuro.”

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ci illumina con queste parole:

“La nostra cultura è al cuore della nostra identità. È fonte della forza economica e geopolitica d’Europa. Oggi ci impegniamo a proteggere la libertà artistica e rendere l’arte accessibile a tutti i cittadini, soprattutto ai giovani. La cultura deve rimanere una forza di unità e apprendimento.”

Insomma, molta carta intestata, qualche bel proclama e una manciata di buoni propositi da sbandierare. Il tutto accompagnato da un’ideale sinfonia di vuoti pledges perfetti per un brillante comunicato stampa – mentre nel concreto, come sempre, toccherà alla solita burocrazia europea cercare di trasformare queste parole in qualche azione sensata.

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