Che gioia immensa per Merck Serono S.p.A., che si è appena beccata il prestigiosissimo “Bollino CNEL” per essere una “Buona Pratica” nella parteciperò dei lavoratori. Sì, avete capito bene, una medaglia d’oro per chi ha saputo far finta di ascoltare i dipendenti senza farli andare troppo fuori dai gangheri.
La nostra adorata Commissione Nazionale Permanente per la Partecipazione dei Lavoratori, quella mitologica istituzione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), ha finalmente riconosciuto che certe patetiche esperienze partecipative hanno un valore. Come non festeggiare, insomma, questa pietra miliare dell’impegno collaborativo?
Il Premio della Partecipazione: una farsa ben confezionata
Non c’è dubbio che ricevere un bollino, anzi il “Bollino CNEL”, suoni come un attestato di meritevolezza. Tralasciamo pure il fatto che la partecipazione dei lavoratori, quando veramente reale, di solito porta più mal di testa che applausi in azienda. Ma no, qui siamo di fronte a un modello da esibire con orgoglio negli uffici dirigenziali.
Si tratta, ovviamente, di buona pratica nel senso più politicamente corretto possibile: fare passare l’idea che i lavoratori vengano ascoltati, discussi e magari considerati, senza però concedere loro alcun vero potere. Solo una bella finzione, degna delle migliori telenovelas aziendali.
Cos’è davvero il CNEL?
Per chi non masticasse troppo la materia, il CNEL è quell’organo che dovrebbe rappresentare l’incontro tra le forze economiche e sociali del Paese. Una sorta di “tavolo delle idee” dove si suppone vengano superate le contraddizioni tra lavoratori e imprese per arrivare a decisioni condivise. Sulla carta, un paradiso democratico; nella realtà, spesso un circolo vizioso di burocrazia sterile.
E proprio questo organismo, che ormai si fatica a definire vitale tanto è avvolto nella nebbia dell’inefficienza, ha deciso di distribuire bollini come fossero caramelle a chi mostra di saper “partecipare” senza però disturbare troppo l’ordine costituito.
Quando la partecipazione diventa oggetto da premio
Non vi fa sorridere che una struttura possa fondare la propria credibilità sul riconoscere “buone pratiche” di partecipazione in aziende che, alla prova dei fatti, non fanno altro che ripetere il mantra del “coinvolgimento” senza concedere mai un vero spazio di decisione ai lavoratori? Ma certo che no, perché è tutto molto serio e formale.
Magari, un giorno, il CNEL riuscirà a pronunciarsi anche su quante di queste buone pratiche hanno prodotto effettivi cambiamenti nei rapporti industriali italiani. O, detto con meno indulgenza, su quante hanno semplicemente mascherato conflitti e tensioni con qualche riunione in più e un bollino luccicante.
Per ora possiamo solo applaudire alla brillante idea di aver creato il “bollino partecipazione”, che come gran parte delle cose fatte da organi complicatissimi, serve più a far sentire tutti importanti che a cambiare davvero qualcosa.



