Ah, che splendida utopia industriale ci viene propinata da Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria. Attirare investimenti, utilizzare energia sostenibile, semplificare le noiosissime procedure burocratiche e migliorare i servizi alle imprese, il tutto racchiuso in una nuova legge per il riordino del Consorzio Industriale del Lazio. Come se bastasse una leggiucola a risolvere quei piccoli fastidi che frenano il nostro mirabolante sviluppo produttivo. Ovviamente, una “struttura che fornisce servizi e opportunità” con tanto di poteri espropriativi, perché nulla dice “benvenuto investitore” come la minaccia di finire spossessati dei propri spazi in nome della crescita.
Siamo nel cuore pulsante di Roma, precisamente nella Sala Tevere della Regione Lazio, dove oggi si è celebrato questo appuntamento da cui ci aspettiamo miracoli industriali e, naturalmente, velocità spropositate nella realizzazione di nuove unità produttive. Chi se ne frega se dietro ci sono tempi biblici, procedure infinite e qualche favola sui flussi energetici sostenibili di cui si parla tanto ma si vede poco.
Biazzo annuncia il “passaggio fondamentale”
Giuseppe Biazzo ha così commentato, proclamando l’evento quasi come la scoperta del fuoco industriale:
“Per noi è un passaggio veramente importante, perché la legge sul Consorzio unico Industriale del Lazio era uno dei punti del nostro piano industriale, come ha detto il presidente Rocca era uno dei punti che aveva portato anche lui come suo obiettivo. Aver avuto oggi la presentazione della legge è fondamentale, perché esce da un commissariamento, entra anche la parte di Roma, è importante, per cui diventano aree sempre più numerose e questo per noi è fondamentale per attrarre investimenti nella nostra Regione”.
In parole semplici: dopo un po’ di anni di commissariamento – cioè di immobilismo garantito – finalmente il Consorzio Industriale del Lazio torna operativo, anzi, “più operativo” di prima, e adesso con l’inclusione anche della capitale, che magari prima was left out chissà perché, così da poter moltiplicare le aree industriali. Speriamo solo che “più” non significhi “più disorganizzazione” o, peggio, “più burocrazia”.
Ma la vera perla arriva nel finale, quando Biazzo ci ricorda che grazie ai poteri espropriativi il Consorzio sarà finalmente in grado di accelerare quei processi che tanto ci fanno sognare: chi vuole venire a investire a Roma e dintorni potrà contare su spazi pronti e servizi, “dall’energia ad altro”. Eh sì, non è roba da poco, perché si parla qui di far arrivare denaro fresco nella Regione, e questo, si sa, dovrebbe significare crescita. Certo, dopo anni di chiacchiere è bello finalmente ascoltare qualcosa che sappia di azione, anche se sappiamo bene che tra sogni e realtà c’è un baratro che il Consorzio dovrà tentare di colmare.
Dunque, gli italiani e soprattutto i laziali possono dormire sonni tranquilli: il Consorzio Industriale del Lazio, tra poteri espropriativi e promesse di servizi rapidi, sarà la chiave magica per l’industrializzazione sostenibile e senza intoppi. O meglio, lo speriamo. Nel frattempo, cinici osservatori potranno continuare a divertirsi nel constatare come basti un “passaggio fondamentale” declamato in pompa magna per far sembrare tutto risolto, senza che nulla cambi davvero.



