Treviso si guadagna oggi un triste primato: un incendio scoppiato in circostanze misteriose nella scuderia dell’ippodromo Sant’Artemio ha causato la soffocante e ingloriosa morte di sei cavalli. Pare che i pompieri, ancora alle prese con le fiamme, non abbiano ancora finito di contare le vittime animali, dato che la struttura ha ceduto in parte sotto il peso di una montagna di paglia infiammabile. Immagino che nessuno abbia pensato a meno paglia o a un sistema antincendio degno di questo nome.
Un rogo disastroso che ha decimato sei vittime equine, ma – attenzione – potrebbe non essere finita qui. Il conto delle perdite potrebbe aggravarsi; l’incendio ha lasciato una scia di fumo e crolli che rende difficile ogni valutazione immediata. A quanto pare, l’ippodromo, forse più attento a riempire box che a garantire sicurezza, si ritrova ora con un danno inestimabile, non solo per gli animali ma anche per l’immagine che dovrebbe trasmettere.
Il canto delle fiamme tra paglia e disattenzioni
Ovviamente, la paglia è l’eroina involontaria della tragedia: quel materiale che dovrebbe essere la “comoda” mangiatoia per i cavalli si è trasformato nell’incubatore del disastro. Immensa quantità di paglia = combustibile perfetto. Chi ha pensato di accumulare tutto ciò senza un minimo di prevenzione o controllo ha di certo riscritto in modo impeccabile il manuale del “come aumentare il rischio”.
E mentre i vigili del fuoco si danno da fare per spegnere il fuoco e cercare eventuali altre vittime, ci si interroga amaramente su come sia possibile che un luogo destinato a prendersi cura degli animali finisca per trasformarsi in una trappola mortale. Non si vedono ancora comunicazioni ufficiali sulle cause, il che è strano, visto che ogni incidente dovrebbe essere un’opportunità per mostrare efficienza e trasparenza, al di là della sciagura.



