A casa zingara’, ‘la beduina ha parlato’, ‘sparati’, ‘sappiamo dove vivete’… un repertorio da manuale dell’insulto politico, raccolto dall’onorevole Ouidad Bakkali del Partito Democratico. Non stiamo parlando di un tweet isolato, ma di una valanga di migliaia di minacce e offese social, scatenate da una semplice foto pubblicata durante una manifestazione contro la cosiddetta “remigrazione”. Pare che oggi, la libertà di espressione si traduca in una minaccia alla propria incolumità.
Secondo la nostra valorosa deputata, “le parole sono lame”, e lo dice dopo aver raccolto questo festival di odio verbale. Non sorprende che, a suo dire, questa atmosfera tossica derivi dal modo in cui la politica affronta il tema della remigrazione—un argomento che, guarda caso, sembra poggiare sulle spalle di certi ambienti molto vicini al generale Roberto Vannacci.
Il risultato? Un’altrettanto teatrale accesa rissa in Aula tra il PD e i parlamentari “vannacciani”, con un balletto di accuse incrociate che chiama in causa il linguaggio e la responsabilità nel fomentare questo clima di tensione. Insomma, come al solito, tutti a puntare il dito, ma nessuno a chiedersi se questa escalation di veleni verbali non sia un po’ il frutto di una retorica ben studiata.



