«Bloccare tutto» e «Continuare nella lotta contro il potere»: due slogan più efficaci di un tweet virale per descrivere il bizzarro cocktail di ideologia e distruzione messo in scena durante la nottata del 13 febbraio scorso sulle linee Alta Velocità Roma-Firenze e Roma-Napoli. Un mix di vandalismo premeditato condito da un tocco di anarco-insurrezionalismo che fa tanto “rivoluzione”, ma soprattutto un danno da 455 mila euro dal sapore di “regalo” per le già floride tasche delle società di vigilanza e manutenzione.
Come se non bastasse il danno economico, emerge anche il sottile profumo politico che anima questa operazione, attribuita agli agenti della Digos in un’indagine della procura di Roma. Ecco allora le cinque custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari, giustificati con accuse di associazione a fini terroristici o sovversivi, che suonano come la versione moderna di “quelli che mettevano bombe ai treni”, ma con un branding più contemporaneo.
Non si tratta di un’azione isolata, ovviamente. Il prezioso gruppo, muovendosi con maestria da una parte all’altra di Roma, era supportato da cellule affini sparse per Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Insomma, una rete degna di un’azienda di logistica alternativa, ma con ben altra mission.
Sabotaggio in salsa antimilitarista e anti-Olimpiadi
Il sabotaggio di San Valentino è stato motivato, a quanto pare, da una campagna antimilitarista che prende di mira anche le Olimpiadi di Milano–Cortina. Perché la festa dello sport è solo un pretesto: dietro c’è l’immancabile accusa di alimentare la speculazione edilizia con fiumi di denaro. Il tocco da maestro? La presenza negli eventi sportivi degli agenti dell’Ice, che secondo questi “giustizieri” sono vere e proprie squadracce anti-immigrati made in America.
Non manca ovviamente la classica demonizzazione delle forze dell’ordine in toto, nonché una battaglia contro un presunto “accordo tra la Rete Ferroviaria Italiana, nodo strategico per il trasporto militare, e il colosso Leonardo”, con l’obiettivo dichiarato di potenziare la logistica bellica nel Belpaese. Un complottismo tutto interno alle file dell’ultrasinistra che non perde occasione di agitare spauracchi militari per giustificare atti vandalici e terrorismo “ideologico”.
La solidarietà anarchica al “martire” Alfredo Cospito
Sul sottofondo di questa bolgia anarchica, balza ovviamente fuori un’altra di quelle cause nobiliamente ignorate dal senso comune: la “lotta” contro il carcere duro 41bis e la detenzione di Alfredo Cospito, un noto teorico dell’anarchismo informale. Ecco allora che l’azione sabotatrice si trasforma in un tributo a chi preferisce contestare il sistema restando dietro le sbarre, facendo dell’autolesionismo politico una bandiera da sventolare nelle file degli insurrezionalisti.
Le perquisizioni non hanno risparmiato nessuno, spaziando da Roma – con particolare attenzione al centro “Bencivenga Occupato” – fino a permeare l’intera penisola italiana, dimostrando che il potere investigativo ha finalmente colto il nuovo volto del “terrorismo domestico”: più ideologico che organizzato, più lotta di principio che lotta efficace.



