Una ciclovia dedicata alla prima donna del pattinaggio azzurro perché ovviamente mancava proprio questo nella nostra vita

Una ciclovia dedicata alla prima donna del pattinaggio azzurro perché ovviamente mancava proprio questo nella nostra vita

Finalmente, un angolo di Milano potrà vantare un nome che non appartiene a nessun magnate dell’immobiliare o a qualche influencer dell’ultima ora, ma a una vera protagonista dello sport italiano dagli anni Sessanta e Settanta. Da oggi, la ciclovia all’angolo tra via Valentino Mazzola e viale Molise si fregia di un’intitolazione che ha del doveroso: quella della straordinaria Rita Trapanese, pioniera del pattinaggio artistico italiano e prima azzurra a incorniciare la sua carriera con una medaglia europea nella disciplina.

La cerimonia, che ha visto la partecipazione di un campionario istituzionale degno di nota, dall’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, all’assessora alla Mobilità e Sport del Municipio 4 Marina Mellon, fino alla delegata Coni per la Città Metropolitana di Milano Claudia Giordani, si è arricchita anche della presenza più toccante: quella di Cristiano Vaglini, figlio della campionessa.

Chi era Rita Trapanese

Nata a Milano l’8 maggio 1951, Rita Trapanese ha scritto quelle pagine sportive che oggi si leggono come vecchi miti di un’epoca ormai passata. Ha dominato il pattinaggio artistico nazionale, detronizzando tutte le avversarie e vincendo il titolo italiano senza sosta dal 1964 al 1972, praticamente un monopolio degno di un piccolo impero sul ghiaccio.

Ma non si è fermata al panorama tricolore: la sua più grande impresa è stata quella di rompere il ghiaccio – letteralmente e metaforicamente – nel contesto internazionale. È stata infatti la prima donna italiana ad aggiudicarsi una medaglia in una competizione europea, incassando un bronzo ai Campionati Europei di Zurigo nel 1971 e un brillante argento a Göteborg l’anno successivo.

E non finisce qui, poiché la sua carriera vanta ben due partecipazioni ai Giochi Olimpici Invernali, con il picco del settimo posto a Sapporo nel 1972, risultato che oggi suonerebbe modestamente sfiorato, ma che allora rappresentava un traguardo quasi impensabile.

Purtroppo, la vita, quella vera e non quella sportiva, l’ha brutalmente strappata il 10 agosto 2000. Un incidente automobilistico, che si è portato via anche il marito, il dottor Maurizio Vaglini, luminare e primario stimatissimo dell’Istituto dei Tumori. Quella che poteva essere una storia di successi continui si è fermata in modo tragico, lasciando dietro di sé un vuoto di ricordi e un nome che finalmente viene celebrato degnamente nella sua città natale.

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