Un sorprendente passo indietro che miracolosamente riapre la partita, ma ovviamente la vigilanza resta a livelli da stato d’assedio. Una svolta magna cum laude per il futuro di Electrolux e dei suoi stabilimenti italiani: durante il solenne tavolo istituzionale convocato al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), l’illuminata azienda ha deciso – giustamente – di sospendere il piano industriale che fino a ieri era sacro e indiscutibile.
Questa scelta dirompente, che arriva dopo un pressing da far tremare i polsi da parte di sindacati, lavoratori e lavoratrici (non per niente schieratesi compatti), ha trovato un’eco altrettanto forte nelle istituzioni locali, che – senza lasciarsi sfuggire un colpo – hanno fatto quadrato contro ogni ipotesi di licenziamento e chiusura. Un applauso a scena aperta.
Stop ai licenziamenti e alle chiusure: un miracolo o solo un rinvio?
La rivelazione astronomica emersa dal summit è stata l’annuncio, ovviamente applaudito, dei vertici di Electrolux: sono disponibili a discutere di “misure condivise” per il futuro del gruppo. Tradotto: abbandonano la pratica irresistibile dei licenziamenti in massa e, udite udite, rinunciano pure alle chiusure di siti produttivi.
Peccato che – per non farci restare troppo tranquilli – i sindacati abbiano subito sottolineato che questo “stop” non è l’apocalisse ma soltanto una condizione necessaria per mettere insieme un “confronto sereno”. La Fiom-Cgil, con la sobrietà che la contraddistingue, ha infatti precisato che non si tratta di un vero e proprio ritiro definitivo del piano industriale, per chi non l’avesse ancora capito.
I desiderata sindacali: investimenti miracolosi e rilancio futuristico
La nuova sfida, a detta dei paladini dei lavoratori, è trovare finalmente una soluzione che duri un po’ di più di una lunga pausa caffè: una strategia strutturale che, guarda un po’, salvi posti di lavoro ma rilanci anche tutto il settore degli elettrodomestici nel Belpaese.
Il tocco finale sarebbe una garanzia – non una semplice promessa, pernacchie – di continuità produttiva per ogni singolo stabilimento Electrolux italiano. Ma attenzione, per realizzare tutto questo, serve un miracolo collettivo con doppio investimento: da un lato il Governo, dall’altro le Regioni, che dovrebbero rispolverare i portafogli soprattutto per “l’innovazione di prodotto”, quel magico termine che di solito solleva molte sopracciglia e poche firme sostanziose.
Il commento della Fiom-Cgil: ovviamente cauto, ma trionfante
Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e paladina del settore elettrodomestici, ha espresso il suo commento con quella punta di ottimismo che si può concedere solo quando si sa che la battaglia è tutt’altro che vinta:
“La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori ha ottenuto un primo risultato. Dopo le assemblee negli stabilimenti, con il mandato dei lavoratori, inizieremo il confronto con l’azienda.”
Quindi bravi tutti: un primo successo celebrato come se fosse una finale mondiale, benché si tratti semplicemente dell’inizio di una lunga partita a scacchi dove le pedine si muovono a rilento e le mosse vincenti sono ancora da scrivere…



