Corbetta fa scena muta per il tassista morto a 33 anni mentre tutti si scaldano il cuore sulla famiglia

Corbetta fa scena muta per il tassista morto a 33 anni mentre tutti si scaldano il cuore sulla famiglia

Un’intera comunità in lutto e una fila quasi infinita di taxi bianchi per un addio che definire struggente è dire poco. Domenica a Corbetta si sono consumati i funerali di Malvin, un giovane tassista milanese di soli 33 anni, strappato troppo presto alla vita. La chiesa locale, evidentemente poco abituata a gestire tali folle commosse, non ha retto il peso emotivo della massa di parenti, amici e colleghi accorsi per stringersi intorno alla famiglia.

C’è chi dice che un funerale sia la celebrazione della vita, ma a giudicare dalla calca, più che un rimpianto sembrava una sorta di manifestazione sindacale in bianco. L’affetto per Malvin era palpabile, e non poteva essere altrimenti visto che sotto i cieli milanesi, tra una corsa e l’altra, aveva saputo seminare qualche sorriso (e forse qualche clacson a tradimento).

A fare compagnia ai familiari c’erano una marea di tassisti meneghini – quelle anime spesso ingiustamente dimenticate nelle cronache cittadine – insieme a ex colleghi del settore sicurezza e una quantità industriale di cittadini, probabilmente più abituati a lamentarsi in coda al semaforo che a celebrare.

Una masnada variegata che, con uno slancio di solidarietà magari non programmata, ha voluto omaggiare un’esistenza interrotta troppo presto ma con un’impronta che, a quanto pare, non si cancella tanto facilmente.

Il rituale più rumoroso per l’ultimo viaggio

Il momento più spettacolare e, perché no, anche un tantino teatrale si è avuto all’uscita del feretro: una vera e propria sinfonia di clacson, motori accesi e probabilmente qualche lacrima nascosta dietro i finestrini appannati. Decine di tassisti, in un coro quasi da stadio, hanno voluto dire addio a Malvin come solo il loro mestiere – fatto di turni massacranti, notti insonni e sacrifici condivisi – può permettere.

Quella vibrante scarica di decibel, più che un semplice segno di rispetto, è sembrata quasi un grido di sfida contro l’oblio, un promemoria sonoro: dietro ogni taxi c’è una storia, a volte troppo breve e troppo intensa.

Insomma, un addio rumoroso e sincero per un ragazzo che, pur senza passare alle cronache per exploit eroici, ha saputo guadagnarsi almeno un po’ di eternità in mezzo alle strade trafficate di Milano.

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