Gp Barcellona, Hamilton sorprende tutti con la sua prima incredibile vittoria in Ferrari che nessuno si aspettava

Gp Barcellona, Hamilton sorprende tutti con la sua prima incredibile vittoria in Ferrari che nessuno si aspettava

Barcellona. Finalmente, la mano fatata di Lewis Hamilton ha portato la sua prima vittoria con la Ferrari. Dopo un’attesa degna di una telenovela lunga oltre un anno e ben 31 Gran Premi, la tanto sospirata affermazione è arrivata, riempiendo di gioia non solo lui, ma anche la scuderia più leggendaria del circus, che – si badi bene – non assaporava il trionfo da ben 40 gare per il sette volte campione del mondo e addirittura due anni per la squadra rossa. Una specie di digiuno spirituale finalmente spezzato in una domenica di metà giugno destinata a entrare nei libri di storia, indipendentemente da cosa riserverà il resto del Mondiale. Perché, ironia della sorte, Hamilton è diventato il 41° pilota a vincere al volante del Cavallino Rampante. Un capolavoro costruito su una qualifica magistrale e un ritmo gara da metronomo, accompagnato da una strategia da gran maestro delle tre soste. Come ciliegina sulla torta, il fortunato jolly della virtual safety-car al 40° giro provocata da Fernando Alonso gli ha permesso di restare davanti dopo il pit-stop finale.

Il suo ingegnere di pista Carlo Santi non ha perso l’occasione e gli ha urlato via radio: «E ora sei in testa!», mentre Hamilton, con la solita calma olimpica, rispondeva: «Ottimo lavoro ragazzi». L’unico scossone prima del traguardo? Una possibile, ma poi tramontata, investigazione per un’irregolarità sotto bandiera gialla. Insomma, un finale che sembrava genre thriller ma senza sequel.

Effetto Schumacher: il déjà vu da Barcellona

La scena si ripete nello stesso autodromo dove Michael Schumacher trent’anni fa, esattamente il 2 giugno 1996, firmò la sua prima vittoria su Ferrari, sotto un diluvio che ha fatto epoca. Ora ci troviamo di fronte all’esordio vincente di Hamilton con lo stesso marchio, un evento che tocca corde nostalgiche e suggerisce ironie temporali. Sarà questo l’inizio di una nuova saga da otto titoli mondiali, per rendere il britannico un’icona senza tempo? Forse. Ma già oggi questa vittoria è una novella degna di un romanziere.

I meccanici della Ferrari hanno perso la testa, rimbalzando tra un urlo di «Bravo Lewis!» e «Grande Lewis!». A 41 anni, 5 mesi e 7 giorni, Hamilton non è per nulla uno sbarbatello, anzi è il sesto pilota più anziano a mettere piede su un gradino alto del podio nel mondo della Formula 1. In omaggio ai tempi che furono, non capitava dal 1994 con Nigel Mansell, un altro veterano a cui la vittoria sembrava quasi un cameo d’onore. Da giovane talento a saggio matusalemme del volante: Hamilton si è laureato campione appena a 19 anni e 4 giorni nel lontano 2007 in Canada, e oggi conta sul curriculum un incredibile totale di 106 vittorie, di cui questa a Barcellona è una delle più emozionanti e sorprendenti.

Un passo da gigante verso la vetta

I sogni si fanno sempre più grandi: «Non siamo mai stati così vicini alla vittoria, speriamo arrivi già domani perché la squadra la merita», aveva azzardato il buon Lewis il giorno prima, e la sua macchina SF-26 sembra aver risposto bene, con aggiornamenti tecnici che persino Toto Wolff, il boss di Mercedes, definisce «mostruosi». Ali, pance e fondo sembrano esser stati riprogettati dalla qualche divinità della velocità. Il risultato finale parla chiaro: un margine di 20 secondi sulle Frecce d’argento in una gara completata con il caos dell’ultimo minuto, un vero miracolo per una vettura praticamente nuova di zecca.

Peccato però per Kimi Antonelli – il cui nome, concedetemi il sarcasmo, sembra un evidenziare la confusione odierna – che ha dovuto ritirarsi dopo un problema tecnico causato proprio mentre stava superando George Russell, il quale si è così guadagnato un onorevole secondo posto dietro all’incontenibile Hamilton, mentre Lando Norris ha chiuso terzo.

La classifica ora vede il britannico avvicinarsi alla vetta con 41 punti, ancora una montagna da scalare, ma quantomeno sembra proprio che questa nuova Ferrari sia finalmente pronta a giocarsela fino in fondo. Peccato solo per Charles Leclerc, tradito dallo sterzo negli ultimi chilometri a causa di qualche scherzo meccanico, costretto al ritiro come un ospite indesiderato che perde la festa.

La gioia di Hamilton via radio è tutta un programma: «Forza Ferrari! Grazie alla mia famiglia e ai miei tifosi, perché continuate a ricordarmi chi sono». Una dichiarazione così semplice, eppure così piena di significato, per chi ha appena spezzato un digiuno dal sapore di eterna agonia.

Emozioni da podio: il ragazzo che lotta contro il tempo

A 41 anni, Lewis Hamilton si mostra commovente come un adolescente alla prima cotta, mentre sale sul podio – uno dei più toccanti della sua carriera – con un sorriso che sembra un misto di sollievo e trionfo. L’intera squadra Ferrari esplode in un coro di celebrazioni: «Grande Lewis, bravo Lewis!». La sua mente torna inevitabilmente ai lunghissimi 24 mesi di astinenza, a ben 40 gare in cui il suo nome sembrava essere caduto nel dimenticatoio, un’ombra quasi irrilevante. Quei tempi sono finiti, e questa vittoria è una clemenza per tutti quegli scettici che avevano messo in conto un esaurimento precoce di un fenomeno.

Lewis Hamilton con la Mercedes arriva in un contesto degno di una sceneggiatura hollywoodiana. Le ultime tre vittorie erano già state suonate come pietre miliari, ma questa… beh, questa è indimenticabile. Al punto che, arrivato al podio, il sette volte campione del mondo non riesce a trattenere l’emozione, anzi piange mentre parte l’inno italiano, costretto a tamponarsi gli occhi come se avesse appena visto un film strappalacrime.

Si tratta della vittoria numero 106 in una carriera che pare più una leggenda che un semplice curriculum sportivo, e non poteva che entrare subito tra le sue preferite di sempre. Con quel sorriso che sta a metà strada tra la modestia e il compiacimento, Hamilton confessa: «Sono tutte speciali, ma questa… questa è un’altra dimensione. Da bambino guardavo la Ferrari vincere e mi chiedevo cosa volesse dire vestire quei colori. Ora lo so. È incredibile, spero sia la prima di molte altre».

“Il nostro viaggio insieme” o la favola che nessuno osava sognare

Fanno tenerezza le critiche di appena un anno fa, quando Hamilton consigliava addirittura al presidente John Elkann di cambiare pilota in Ferrari. Ironia della sorte, è stato proprio lui a riportare la Scuderia sul gradino più alto del podio. Non solo guida fenomenale, ma anche una sorta di guru per la squadra. Il nuovo ingegnere di pista Carlo Santi, che sembra aver toccato il tasto giusto insieme a Hamilton, ha contribuito alla svolta di questa stagione.

Lewis non manca di ringraziare tutti, come se fossero i protagonisti di un’epopea degna di essere raccontata a un film: «Grazie a tutti quelli che hanno lavorato fino allo sfinimento, sia qui che in fabbrica. Grazie ai miei tifosi, che mi ricordano sempre chi sono. E grazie a Fred Vasseur che mi ha portato qui. Abbiamo iniziato questo viaggio insieme. Amo quello che faccio, la macchina è incredibile come la strategia. Non c’è emozione più grande di questa».

E noi restiamo incantati dalla magia del racconto, mentre ci chiediamo se davvero questa ironica parabola da profeta del cambiamento sia il destino scritto per un uomo diventato leggenda senza mai perdere il sorriso, perfino quando piange ascoltando l’inno.

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