Ecco a voi il bistrot panasiatico dove i fermentati sono santi e i vini naturali fanno miracoli

Ecco a voi il bistrot panasiatico dove i fermentati sono santi e i vini naturali fanno miracoli

C’è un ingrediente che domina incontrastato nel racconto di Night Market, nuovissima apertura milanese prevista per il 17 giugno in via Giambellino 50. Indovinate quale? Il tempo, ovviamente. Non quello di corsa che ci schiaccia ogni giorno, ma quello prezioso che serve per fermentare un kimchi, far maturare un miso o affinare un vino naturale. E anche quel tempo sacro che un locale impiega per costruirsi una personalità e, diciamolo, non spaccare subito tutto con effetti speciali da supermercato deluxe. Da questa piccola, quasi poetica, riflessione parte il progetto di Kei Shu, imprenditore veneziano di origini cinesi che ha trasformato una storica macelleria-gastronomia del quartiere in un bistrot panasiatico contemporaneo, il crocevia perfetto di cibo, musica e quella mitologica “convivialità”.

Da Venezia a Milano: la storia quasi epica di Kei Shu

Per Kei Shu, la ristorazione non è proprio una scoperta dell’ultima ora, ma un percorso quasi predestinato. Tra studi alberghieri, catering, eventi e una collaborazione con chef del calibro di Vissani – mica pizza e fichi –, la svolta arriva durante la pandemia. Mentre tutti si disperavano, lui invece ha avuto la brillante idea di abbandonare un tranquillo percorso universitario in Product Design per tornare alla sua, oh sorpresa, prima passione: il cibo. Così, nel 2022 assieme alla sorella dà vita allo Shu Asian Bar a Mirano, un pub che è un mix tra street food asiatico (bao, ravioli, pollo coreano, piatti di riso) e birre artigianali, perché mica si può vivere solo di cibi fermentati. Questo esperimento “sicuro” ha funzionato così bene che gli ha aperto la strada per buttarsi nella più ambiziosa (e presumo stressante) avventura milanese.

“Con Shu siamo andati sul sicuro, offrendo i classici più amati. Night Market invece è un progetto che sento molto più mio”, confessa. E le due motivazioni sono da manuale: la passione per la musica elettronica (perché, ovvio, a Milano lui suonerà al Tempio del Futuro Perduto) e l’amore smodato per il mondo delle fermentazioni. Insomma, il classico combo per conquistare la città meneghina con una scommessa che non è solo un bistrot, ma anche una vetrina esperienziale per sperimentare prodotti futuri a marchio personale.

Night Market: dai mercati asiatici alla bottega di quartiere

Il nome “Night Market” non lascia certo spazio a enigmi: omaggia i celebri mercati notturni asiatici, quei luoghi carichi di vita dove popolo eterogeneo si mescola per assaggiare piatti, condividere tavoli e vivere città dopo il tramonto. “Nei night market si va per provare un po’ di tutto,” spiega Kei Shu, con fare quasi nostalgico. Il locale prende casa negli spazi di una storica macelleria-gastronomia aperta nel lontanissimo 1927 (sì, mica ieri). Gli architetti di OTS Studio hanno osato conservare alcuni pezzi vintage, come il bancone originale di legno massiccio e le pareti piastrellate, ma senza rinunciare a dettagli industriali che, per chi vuole capire davvero, danno quel sapore punzecchiante tra bottega di quartiere e street market asiatico di tendenza.

La scelta del Giambellino non è certo casuale. “È un quartiere in fermento,” sempre Shu dice con il sorriso sornione, “con tante realtà giovani e indipendenti. Esattamente il posto giusto per lanciare un progetto con le spalle e testa.” Un modo elegante per dire: qui si respira outsider, si cercano novità e, diciamolo, un po’ di hype genuino.

La cucina panasiatica che non vuole essere fusion

Il cuore pulsante di Night Market è una cucina panasiatica con un benvenuto alle contaminazioni e un bel dito medio alle tradizionali divisioni nazionali, quelle che ormai conosciamo benissimo e ci annoiano a morte. “Non amo molto il termine fusion,” ammette candidamente Shu, “ma sperimentare sapori da differenti regioni asiatiche? Quello sì che mi intriga.”

Attenzione, perché qui non si scherza con le fermentazioni, anzi. Kimchi – sia classici che ipersperimentali –, verdure lattofermentate, miso e altre preparazioni fatte in casa saranno le star indiscusse del menu. L’intento? Presentare sapori che in Italia sono roba da cultori, mentre tutti gli altri si accontentano del solito piatto tiepido e scontato.

“Voglio portare qualcosa di diverso dalla solita cucina asiatica Italiana, troppo spesso fossilizzata su una sola tradizione nazionale,” rivela Kei Shu. “L’Asia è un continente vastissimo con una marea di sapori poco raccontati, un vero paradiso gastronomico.” Ma tranquilli, non vogliono smadonnare la clientela: l’accessibilità resta la parola d’ordine.

Il menu promette un format smart: piccoli assaggi da condividere, roba che si ispira tanto ai cicchetti veneziani quanto allo street food multidimensionale asiatico. Per iniziare, bollicine di sapori che vanno dai 3,50 ai 5 euro, pensate come compagni ideali per un’esperienza di degustazione volutamente disordinata, come ci piacciono da queste parti.

Benvenuti nel meraviglioso mondo del «Night Market», dove la fusione tra tradizione italiana e cucina asiatica si manifesta in piatti che sembrano usciti da un esperimento gastronomico di ultima generazione. Dimenticate la classica parmigiana o la pizza; qui si va dalle chips di riso alla nori con salsa agrodolce agli arancini al gorgonzola e kimchi, perché, ovviamente, nulla dice “cultura popolare” come un abbinamento improbabile e audace. E per non farsi mancare nulla, l’uovo marinato con shiitake e togarashi sembra il tocco esotico per chi non vuole passare inosservato.

I prezzi? Tra gli 8 e i 12,50 euro potete assaporare le meraviglie della muhammara accompagnata da pane arabo, oppure una versione rivisitata della tradizionale frittella coreana, il pajeon di zucchine, con un tocco agrumato che sicuramente farà impazzire i puristi. Non mancano nemmeno le stelle del menu: il pollo fritto coreano glassato con salsa yangnyeom, servito con daikon marinato, bao farciti con manzo speziato, noci e coriandolo, e un katsusando che reinventa il famoso sandwich giapponese accostandolo a kebab di manzo, cavolo viola e maionese al kimchi e gochujang. Un vero esempio di come confondere le idee in modo brillante.

Per chiudere in bellezza, con soli 7 euro c’è la torta al cioccolato arricchita con miso e tahina, oppure il crumble di noci e matcha con crema a base di yogurt, mascarpone e limone. Perché l’abbinamento dolciario deve essere altrettanto eccentrico, altrimenti che bellezza sarebbe?

Vini naturali, cocktail e musica: la ricetta magica

Passiamo al fronte beverage: qui non potevano mancare i vini naturali, rigorosamente selezionati da vignaioli indipendenti delle più blasonate regioni italiane quali Lombardia, Piemonte e Emilia-Romagna. Una scelta così esclusiva che nemmeno un sommelier con cappello da chef potrebbe disdegnare. Per gli amanti della birra, qualche birra artigianale, perché tanto le grandi marche sono troppo mainstream, e per i nostalgici del cocktail, una proposta minimale di pre-batch, studiata apposta per lasciare tutto lo spazio al vino, che qui è l’indiscusso protagonista.

Ma attenzione, la vera ambizione va oltre la semplice ristorazione: Night Market si propone come hub culturale con un calendario fitto di eventi dedicati a design, arte e musica. E come se non bastasse, già si sta lavorando a una radio interna al locale, con dj set e podcast che celebreranno la scena creativa cittadina. Insomma, non si tratta solo di mangiare e bere, ma di condividere — e questa parola, semplice ma rivoluzionaria, è il mantra che guida tutto il progetto.

Perché, come recita uno dei messaggi pubblicitari sul loro profilo social, “le cose belle si condividono”. A quanto pare, al Giambellino hanno trovato il modo perfetto per trasformare un pasto in un’esperienza culturale e sociale unica. Dal 17 giugno, una data da segnare senza ombra di dubbio, c’è un nuovo indirizzo dove è obbligatorio andare se si vuole essere contemporanei, eccentrici e magari un po’ confusi dal mix di sapori e culture.

E il tutto è corredato da valori sofisticati come condivisione di vino, piatti e musica, perché qui il tavolo è comune, il gusto è colto e l’atmosfera… beh, lasciamo a voi giudicare.

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