A 91 anni si è spento Ulrico Carlo Hoepli, storico editore milanese che, guarda caso, lascia questo mondo proprio a due mesi dall’assemblea che ha deciso la liquidazione volontaria della sua casa editrice. Certo, non è una coincidenza da poco, visto che anche la celebre libreria di via Hoepli, giusto dietro piazza della Scala, ha chiuso i battenti pochi giorni fa. Un colpo da maestro per una dinastia nata nel 1870, quando il capostipite omonimo decise di incastrare Milano come epicentro dell’editoria in lingua italiana, avendo evidentemente una sfera di cristallo migliore di tanti altri.
L’editore rappresentava la quarta generazione della famiglia Hoepli, che ha tenuto salda la “rotta” imprenditoriale di un vero colosso del libro, con tanto di ruolo di presidente della federazione editori europei nel 1998. A lasciare questo lascito di cultura – e ora di debacle – ci sono i figli Giovanni, Matteo e Barbara. Una famiglia, si sa, è più di un gruppo di persone: è pure teatro di schermaglie, divergenze d’opinione, litigate a suon di chiusure e aperture.
In un’intervista del 2011 al portale svizzero Swissinfo, mentre ancora indossava la carica di presidente, Hoepli ricordava la nascita dell’impero editoriale e la lungimiranza del nonno fondatore, capace di prevedere che Milano sarebbe stata il polo del libro italiano. Un’intuizione quasi profetica, che però non è bastata a salvarci dai drammi moderni, forse perché la lungimiranza, a volte, si esaurisce nei libretti contabili.
La fine della saga Hoepli: tra lotte famigliari e liquidazioni
La gestione è passata quindi alla quinta generazione, quella che avrebbe dovuto essere il futuro radioso del marchio storico, ma che si è rivelata un palcoscenico di infinite divergenze. I protagonisti? I tre fratelli Hoepli e il cugino Giovanni Nava, quest’ultimo l’unico “pragmatico” o forse solo l’unico a voler tenere in vita l’attività. Nava si è infatti schierato contro la decisione di mettere in liquidazione la società e chiudere la libreria simbolo della famiglia, ma – sorpresa sorpresa – non ha avuto la meglio.
Così si chiude una pagina di storia che sapeva tanto di eternità, ma che alla fine si è sciolta come neve al sole, tra battaglie interne e un mercato editoriale che evidentemente si prende gioco dei più grandi nomi, oltre che dei lettori.
Un addio all’editore “illuminato” e al suo retaggio
Il presidente dell’Associazione italiana editori, Innocenzo Cipolletta, ha definito Ulrico Carlo Hoepli “un editore e libraio illuminato”, un affresco degno da quadri rinascimentali, capace di guidare “una delle imprese editoriali più antiche e importanti del Paese”.
Citazione da cortesia, ovviamente, perché sarebbe difficile contestare il ruolo fondamentale di un uomo che ha incastonato la sua famiglia nella storia milanese e italiana dell’editoria. Hoepli, insomma, non è stato solo un nome, ma un simbolo per l’editoria e per la città di Milano, la stessa città che lo ha applaudito e, forse, ora lo piange in silenzio – mentre la sua libreria chiude la sua saracinesca per sempre.



