In una scena quasi surreale, tra vegetazione lussureggiante e animali che cercano disperatamente di adattarsi a questa nuova “aritmetica naturale” imposta dalla siccità, la navigazione si è trasformata in un gioco d’azzardo. Forse per romanzare un po’, ma sicuramente con meno vela e più rischio di arenarsi.
Eppure, come ogni evento catastrofico che si rispetti, non manca chi col sorriso beffardo sfida la risacca (inesistente) e si gode quel clima favorevole che solo una corsa contro la natura può regalare.
Un fiume che ristagna, ma mica si ferma la clientela
Chi pensava che un fiume semi-secco avrebbe messo tutti in fuga deve aver sottovalutato gli appassionati di insolite distrazioni. Tra le alghe marine quasi amatoriali e i pesci disorientati, il Po diventa un’attrazione a suo modo spettacolare.
La poesia di questo quadro è quella di un ecosistema che va avanti fra la sua decomposizione lenta, mentre i passanti, forse incuriositi o semplicemente annoiati, trasformano il tutto in un picnic al parco con vista su acqua ferma e stagnante.
Tra crisi ambientale e “soluzioni” localizzate
Naturalmente, non sarebbe Torino senza una risposta pronta dell’amministrazione: “Interverremo con la pulizia delle alghe”, annunciano con enfasi. Come se passare una grande spugna verde sull’acqua stagnante potesse far miracoli o ridare vita a un fiume in recessione.
Intanto il Po continua a ritirarsi, e silenziosamente ci ricorda che la natura non si arrangia con palliativi, specie quando si parla di siccità e cambiamento climatico.
Per non parlare del fatto che questa situazione non è un’eccezione isolata, ma una cartina di tornasole dell’incapacità globale di gestire risorse vitali con un minimo di lungimiranza.
Questa “crisi idrica”, più che un’emergenza, sembra un eterno deja-vu con la colpa che rimbalza tra istituzioni, cittadini e … un clima sempre più impazzito.



