Quando la flottiglia diventa un caso: ministro israeliano Ben Gvir messo nel mirino a Roma

Quando la flottiglia diventa un caso: ministro israeliano Ben Gvir messo nel mirino a Roma

Il video degli attivisti della Flottilia fermati nel porto di Ashdod, costretti a inginocchiarsi con le mani legate dietro la schiena mentre venivano derisi e maltrattati dai militari israeliani, ha suscitato un’ondata di “indignazione” di quelle che non si vedono spesso. Ah, ma tranquilli, anche il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir si è indignato… a modo suo, ovviamente.

Il nostro eroe, facendo mostra di sé davanti alle telecamere, si aggirava tra quelle povere vittime, schernendole goffamente con un glaciale «Welcome to Israel. Benvenuti in Israele. Qui comandiamo noi», e complimentandosi con i soldati più crudeli. Un vero esempio di stile e diplomazia internazionale, senza dubbio.

Incredibile a dirsi, ma queste “sevizie”, segnalate da numerosi attivisti, hanno stimolato la magistratura di Roma ad aprire un’inchiesta per sequestro di persona e tortura, con tanto di iscrizione del ministro Ben-Gvir nel registro degli indagati. Una svolta da Oscar per la giustizia internazionale, immagino.

A completare il quadro della vicenda, è arrivata in procura la lista stilata dalla fantomatica fondazione Hind Rajab, con i profili di alcuni militari accusati dagli stessi attivisti di essere i responsabili delle violenze: dai taser a scarica elettrica, ai proiettili di gomma fino a molestie e aggressioni sessuali, il tutto condito da punizioni fisiche e psicologiche da manuale della crudeltà.

Un’attivista musulmana ha raccontato: «I soldati israeliani mi hanno strappato l’hijab. Mi hanno lasciata lì, con il capo scoperto, e hanno fatto lo stesso con tante altre donne». Altro episodio memorabile, degno di un horror da quarta categoria: «Hanno sparato proiettili di gomma e ci hanno obbligato a camminare piegati in avanti, mentre premevano con violenza sulle nostre schiene».

Non mancano neppure le “classiche” testimonianze di uso di taser, calci e pugni, e il dettaglio da non perdere: almeno trentacinque persone con costole fratturate e ben dodici denunce per violenze sessuali raccolte dagli avvocati della Flottilia. Immaginate un po’, le donne addirittura private di assorbenti, e chi soffre di patologie mediche costretto a rimanere senza i suoi farmaci salvo miracoli.

Naturalmente, gli avvocati hanno annunciato un’integrazione da inviare in procura per allargare il quadro degli abusi e maltrattamenti. E già si vocifera che la magistratura potrebbe perfino ipotizzare reati gravissimi come tentato omicidio e violenza sessuale.

I magistrati, guidati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, hanno aperto un’inchiesta parallela anche per l’assalto del 1° ottobre 2025, quando la prima Flottilia era partita sempre dalla Sicilia. Si procede per tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. Un catalogo di accuse che sembra più una lista della spesa effettuata in condizioni di stress estrema.

A inizio maggio, da Piazzale Clodio è partita una corposa rogatoria al ministero della Giustizia con la speranza di ottenere dalla controparte israeliana la collaborazione necessaria per individuare i responsabili delle brutalità e acquisire documenti utili a chiarire modalità di arresti e interrogatori. Roba delicata, si sa, e la speranza che arrivi una risposta è pari alla fiducia in un dietro front della Storia.

Così, dopo una comunicazione di via Arenula agli inquirenti romani, la richiesta di atti sarà inoltrata direttamente dall’Ufficio giudiziario della Capitale, sperando in un miracolo burocratico che faccia procedere questa vicenda nella direzione giusta. Ma con un po’ di realismo, probabilmente si tratta solo di una straordinaria dimostrazione di efficientismo giudiziario che, come spesso accade, rischia di arenarsi come tutte le altre storie che ruotano attorno a certe realtà internazionali.

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