Leonardo cambia capo e parte la danza delle poltrone con sottofondo di fiaschi istituzionali

Leonardo cambia capo e parte la danza delle poltrone con sottofondo di fiaschi istituzionali

Nel glorioso mondo di Leonardo, il valzer delle poltrone è iniziato con l’eleganza di un elefante in un negozio di cristalli. Dopo il commiato dell’ineffabile Roberto Cingolani da amministratore delegato, il timone è passato a Lorenzo Mariani, che in passato ha giocato più volte a fare il numero uno, tanto come direttore generale del gruppo quanto come capo di MBDA Italia.

Il venturo 18 giugno è il grande giorno ufficiale: il Consiglio d’Amministrazione si riunirà per ordinare la nuova organizzazione, un tormentone che sul libro paga si chiama “governance” ma nella realtà è più simile a uno sgombero di soffitta pieno di scatoloni senza etichette e vecchie ferite da ricucire.

Nuovi vertici, vecchie e noiose manovre

Dalle parti di Leonardo si agita il solito pentolone di ambizioni e attese. La curiosità è alta, soprattutto tra chi spera di essere “riportato” in una posizione favorevole, perché qui, come in ogni grande impero aziendale, nulla muore davvero: si tratta solo di spostare le pedine da una scrivania più scomoda a una con la moquette più appariscente.

Tra i dossier più quotati c’è quello delle Relazioni istituzionali, dove il nome di Riccardo Pugnalin continua a circolare come fantasma di un passato che non vuole andarsene. Un settore che vive di antico spirito diplomatico, chiamate notturne e frasi imbarazzanti del tipo “ci aggiorniamo”, che ovviamente si traducono in niente di concreto.

Comunicazione: l’arte di tacere bene

Altro punto caldo è il comparto Comunicazione, quel magico mondo dove ogni parola è sottoposta a un severissimo giudizio, riletta, pesata e, spesso, censurata prima ancora di uscire da una bocca davanti a una telecamera. Sembra che Francesco Kamel, portavoce del ministro Matteo Piantedosi, sia in lizza per prendersi lo scettro politico dell’ufficio stampa, lasciando intendere che il merito qui è solo un optional.

La direzione, però, dovrebbe rimanere saldamente in mano a Stefano Amoroso. Il nostro eroe era stato dato per spacciato qualche mese fa, salvo poi essere richiamato in pompa magna da Mariani, in un colpo di scena che avrebbe fatto impallidire qualsiasi sceneggiatore di telenovelas. La convocazione? Una riunione urgente alle 18:57, praticamente a ora di chiusura, con all’ordine del giorno “allineamento fondamentale”.

Il fantasma del Colombia-Gate: quando la realtà supera la fiction

Non dimentichiamo la saga del Colombia-Gate, quel simpatico episodio che ha piazzato proprio Amoroso sotto i riflettori grazie a un’imbarazzante registrazione fatta da Le Iene e Striscia la Notizia. Nel mondo della comunicazione, questo equivale a scivolare con stile su una buccia di banana durante un corso di management, per non parlare del corollario di figuracce che ne sono seguite.

Dimensioni tragicomiche a parte, la permanenza di Amoroso alla guida sembra ormai destinata a scadere a dicembre, tradotto dal linguaggio aziendale come “lasciamolo fare ma non disturbiamo troppo il manovratore”.

Ricollocamenti creativi e uscite di scena con trattativa

Nel frattempo, la sig.ra Helga Cossu sembra stia preparando la sua uscita di scena con quella famosa trattativa “a porte chiuse” che sa tanto di quelle repliche seriali dove tutti fingono di accordarsi ma in realtà pensano già alla prossima puntata. Sarebbe solo uno tra tanti arlecchini in questo teatro delle poltrone infinite nel quale l’originalità è morta da tempo.

Che meraviglia assistere all’epico balletto delle nomine nel glorioso mondo aziendale. Dopo aver declinato un generoso invito a spostarsi in una zona “più periferica” del gruppo, il nostro protagonista ha deciso di salutare con eleganza. Ah, la dolce poesia del gergo manageriale: “periferica” suona quasi come un invito a una villeggiatura forzata, ma in realtà è la formula più elegante per dire “sei finito in un angolo dimenticato”.

È come se l’organigramma si trasformasse in una partita di Risiko, con i pezzi che si spostano a piacimento: qualcuno avanza trionfante, altri retrocedono mestamente e qualche furbo rimane immobile sperando che nessuno si accorga del carro armato piazzato di traverso nella sua casella.

Innovazione e strategie: quando il titolo altisonante nasconde il nulla

E poi arriva, come un colpo di scena degno di un feuilleton, la nomina di Angelo Pansini a capo “Innovazione e Strategie”. Nome vasto, altisonante, praticamente un buco nero sotto cui infilare di tutto. Potrebbe essere il miraggio di un brillante futuro o semplicemente la scusa per indossare un vestito nuovo e organizzare riunioni tra slide blu sature di termini come “ecosistema”, “trasformazione” e “visione”, che son sempre di gran effetto in sala riunioni.

Questa candidatura, se dovesse essere confermata, si inserisce nella fase di ridefinizione degli assetti di Leonardo dopo un cambio al vertice. In teoria, si parla di riforma e rilancio con tanto di obiettivi alti; in pratica, si scommette su una girandola di chi comanda cosa, chi risponde a chi, e naturalmente l’immancabile “facciamo un tavolo”, la nobile arte italiana di parlare per non decidere veramente.

Il brillante quadro finale

Il nuovo corso di Leonardo si dipana così tra attese spasmodiche, nomi che rimbalzano come palline da ping pong, ruoli che cambiano e sedie scricchiolanti accompagnate da un composto silenzio istituzionale degno del miglior palcoscenico teatrale. L’obiettivo dichiarato è guidare un gruppo strategico nei settori saturo di complessità come la difesa, l’aerospazio, l’innovazione e la tecnologia. Ma prima di tutto, bisogna celebrare il più antico rito italiano: incastrare tutti nella stanza senza fare cadere il vassoio, che in fin dei conti è quello che conta davvero.

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