Quando si tratta di dimostrare quanto sia facile fare il “colpo grosso”, i ladri della Casa d’Aste Sant’Agostino a Torino hanno dato una vera lezione di efficienza. Alle 4:20 della notte, come chiunque ami prendersi il caffè al mattino e poi scassinare una cassaforte, sono entrati con una puntualità degna di un orologio svizzero – ironia della sorte – bypassando con disinvoltura i sistemi di sicurezza. Qualche minuto dopo, in soli quattro istanti, avevano già arraffato gioielli e orologi per un valore base d’asta di circa un milione di euro. Un blitz così rapido da far impallidire qualsiasi manuale di criminalistica, degno di un film di serie B ma terribilmente reale.
Martedì e mercoledì erano in calendario due esposizioni di preziosi che facevano brillare gli occhi, non solo per la luce riflessa dei diamanti ma anche per il fascino di pezzi d’epoca pieni di storia e – ahimè – destino segnato. Tra le meraviglie sottratte spiccano un anello con uno smeraldo colombiano da quasi 4 carati, accompagnato da due diamanti taglio mezza luna; una coppia di orecchini della maison Cantamessa, caratterizzati da un’elegante struttura a fiore in oro bianco e un pavé di diamanti; e una spilla anni ’60 in oro giallo e bianco, la classica chicca che dovrebbe far sognare collezionisti sparsi per il globo.
Per gli amanti del design novecentesco, non poteva mancare il raffinato girocollo semirigido firmato Bondanza: oro giallo, linee spezzate in platino, pura testimonianza del modernismo italiano, finito chissà dove. Ormai, l’idea romantica del “pezzo unico” si infrange davanti alla cruda realtà di un furto meticoloso e indiscriminato, con una rara tabaccheria francese risalente alla fine del XVIII secolo come ciliegina finale su un bottino degno di un museo.
E come se non bastasse, i gioielli “più voluti” di alcune maison storiche dell’orologeria, come Rolex e Vacheron, sono stati soffiati via con la discrezione di chi entra a casa tua e ti ruba il caffè. Sembra un racconto surreale, ma è la realtà di un colpo da Oscar che sicuramente farà discutere per la facilità con cui è stato messo a segno.
Nel turbinio della fuga però, nemmeno i ladri più esperti riescono sempre a essere impeccabili: qualche oggetto è stato abbandonato inorridito da tanta fretta e disattenzione. Sul pavimento del salone gli investigatori hanno ritrovato un bracciale tennis in oro bianco con quasi 9 carati di diamanti brillanti, definito da esperti “di particolare colore e purezza”. Immaginiamo la disperazione dei ladri nel lasciare lì un pezzo simile, seguita da un Jaeger-LeCoultre Calendario e una delicata spilla a forma di farfalla degli anni ’60, ornata da smeraldi cabochon, zaffiri, rubini e diamanti.
La titolare della casa d’aste, Vanessa Carioggia, non ha potuto nascondere il suo shock nel vedere le immagini del furto, quasi fosse un brutto film a cui nessuno vorrebbe assistere. Ha raccontato con freddezza, quasi ammirazione involontaria per la freddezza dei ladri, come abbiano forzato sistemi di sicurezza per lei inviolabili. E mentre l’allarme suonava a tutto volume, i malintenzionati, armati di mazze pesanti e flessibile (il romantico tocco finale), hanno svuotato le vetrine prima di scomparire nel nulla.
I carabinieri, beninteso, sono arrivati “a tempo record”, cioè nove minuti dopo l’inizio del furto – tanto per alzare il mito della prontezza da film d’azione –, ma per i ladri non c’era più ombra. Parafrasando, un intervento quasi da manuale, certo, se si escludono quei dettagli come il furto riuscito e la questione che la sicurezza sembra più un optional. Una storia che ci ricorda che, per certe opere d’ingegno criminale, il tempo è davvero denaro – o meglio, carati.



