Un lenzuolo lungo 27 metri, perché ovviamente un fazzoletto sarebbe stato troppo poco per contenere la triste contabilità della crudeltà. Sopra, una lista di ben 18.457 nomi: bambini e bambine palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza. Un’iniziativa degna di un romanzo gotico, srotolata con tanto di atmosfera funebre in piazza Duomo a Milano, venerdì 5 giugno.
Questa performance di lutto itinerante, dopo aver fatto il giro di altre città italiane, è stata patrocinata dal collettivo “Carnia per la Pace”, che ha maggiordomato l’evento alle 18.30, giusto in tempo per la passeggiata nel “salotto buono” di Milano. Non contenti di monopolizzare uno degli spazi più affollati della città, hanno accompagnato il sudario umano fino a piazza Castello, trasformando la metropoli in un involontario memoriale delle giovani vite spezzate a Gaza.
Ovviamente, secondo gli organizzatori – mai banali nei comunicati social – si tratta di “un gesto condiviso, simbolo di cura e memoria collettiva”. Come se fosse possibile incanalare in un telo di stoffa la complessità di un conflitto e le tragedie umane dietro ogni nome. Ma chi siamo noi per mettere in discussione l’arte del simbolismo? Tra applausi e like, la consigliera comunale dei Verdi, Francesca Cucchiara, non ha perso occasione per congratularsi pubblicamente con il collettivo.
Francesca Cucchiara ha dichiarato:
“Ringrazio il collettivo Carnia per la Pace per aver realizzato questa iniziativa – così come tutte le persone che dedicano ogni giorno un’ora del proprio tempo per presenziare sotto il Duomo con cartelli e bandiere, per denunciare le violenze israeliane. In un mondo sempre più cupo, caotico e indifferente, tutto ciò almeno lascia un po’ di speranza.”
Ecco, la speranza: quel pensiero consolatorio necessario per sopportare l’ennesima esposizione pubblica di lutto politicizzato, mentre intorno il mondo si diletta a ignorare storie analoghe – ma decisamente meno instagrammabili. Per non farci mancare nulla, tra qualche giorno questo immenso telo di dolore verrà trasferito in altre illustri località lombarde come Como, Tirano e Lecco, giusto per dare un nuovo tocco di “originale commemorazione” e accalappiare più consensi possibili.



