Milano ospita la rivoluzionaria mostra della plastica preistorica che non si è rotta nemmeno un po’

Milano ospita la rivoluzionaria mostra della plastica preistorica che non si è rotta nemmeno un po’

A Milano, nel pittoresco mercato di quartiere di via Rombon 34 a Lambrate, è stato solennemente inaugurato il “Museo della plastica”. Già dal nome si capisce che non si tratta di un circolo esclusivo per estimatori d’arte contemporanea, ma di un’attrazione che invita a contemplare lo splendore immortale dei prodotti monouso. Un progetto di elevata importanza promosso dalla onlus Plastic free, in collaborazione con il Municipio 3 e la società partecipata Sogemi, quella favorita dal Comune per gestire i mercatini cittadini.

L’esposizione, in un gesto di ironia tutta ambientale, decide di trasformare i rifiuti in reperti museali, mostrando come quei contenitori in plastica usa e getta siano praticamente eterni nella loro permanenza tra le foglie del delta del Po. Flaconi, vaschette e baffi di imballaggio recuperati dopo piene e mareggiate raccontano una storia lunga decenni, datata con tecnologie di intelligenza artificiale degne di un film di fantascienza. Tra i cimeli, lettere mai spedite dal passato: una coppa gelato anni Cinquanta e imballaggi vari dal vintage settantiano e novantiano che non si sono minimamente scomposti, nonostante i decenni all’aria aperta.

L’inno all’immortalità della plastica è stato magnificamente riassunto dall’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi, che ha trovato geniale riduttore del problema l’idea di farne merce da museo, “trasformandola in un reperto archeologico”. Una splendida prospettiva, considerato quanto la plastica riesca a sopravvivere indisturbata in mari, fiumi e suoli, ignorata eppure onnipresente. Il mercato di via Rombon, perfetta location per celebrare queste reliquie di monouso, è stato riaperto al pubblico solo lo scorso ottobre, dopo un pauroso periodo di abbandono degno di un set da film horror.

Proprio per aggiungere un tocco educativo, il museo – che splende con orari di apertura tanto generosi da coprire tutta la giornata del mercato (dalle 8:30 alle 20) – punta a diventare un campus di divulgazione permanente. Matteo Bignardi, responsabile regionale della onlus, promette una primavera ricca di eventi scolastici. Si useranno i rifiuti storici come classe viva per lezioni di educazione ambientale, cercando di infondere (già che ci siamo) un senso di colpa collettivo e qualche nozione sulle tragedie ecologiche viste dal vivo. Le classi potranno così vivere emozioni uniche al cospetto di un’orda di coppe gelato monouso ormai patinate dal tempo.

Il piano magico per la rinascita dei mercati rionali

Tutto questo grande fermento culturale non è certo l’iniziativa di un gruppo di hippy ambientalisti isolati, ma fa parte di un piano urbanistico di primaria rilevanza gestito da Sogemi. Il direttore dei mercati di quartiere, Federico Zunino, ci rassicura spiegandoci come la strategia non si limiti semplicemente a vendere banali prodotti freschi, come frutta e verdura, ma si spinga ben oltre: dovremo prepararci a un vero e proprio “hub” dove ci si aggrega socialmente, si coltiva cultura e si fa intrattenimento di alto livello. Insomma, il mercato come teatro sociale per sfuggire alla solitudine che la plastica eterna ci lascia dopo l’uso.

Per rendere il tutto possibile, non mancano i preziosi supporti tecnici di aziende che suonano come una realtà ancora più “made in italy”, ma questa non è mica la celebre arte del Rinascimento, no, si parla di Desimonline made in italy e Lasergraph printing solutions, eroi silenziosi del territorio che hanno contribuito alla realizzazione della mostra con tecnologie all’avanguardia. Il tutto per celebrare l’indistruttibilità della plastica come si conviene a un paese modello di sostenibilità.

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