Partners Group fa la guardia agli investitori mentre la paura dei mercati privati morde

Partners Group fa la guardia agli investitori mentre la paura dei mercati privati morde

Il colosso svizzero dei mercati privati, Partners Group, ha deciso di limitare i prelievi degli investitori in un numero maggiore di fondi. Che sorpresa, eh? Dopo aver imposto un tetto ai riscatti di uno dei suoi veicoli europei a seguito di un’improvvisa valanga di richieste di uscita – come se il mondo della finanza privata stia finalmente mostrando qualche crepa – la società ha annunciato ulteriori misure di contenimento.

Sembra che quel picco nei ritiri, che ha scombussolato il mondo del credito privato quest’anno, ora si stia infilandosi anche nel regno più ‘solido’ del private equity. Meraviglioso, vero? Quelle sacre istituzioni che dovrebbero garantire stabilità stanno invece correndo a braccia aperte verso la fuga.

Solo mercoledì, Partners Group ha annunciato di bloccare i prelievi dal fondo Global Value SICAV non appena le richieste di rimborso hanno raggiunto il 9,8%. La soglia di sicurezza è stata fissata a un modesto 5%. Nel frattempo, un altro fondo domiciliato nel Delaware, sempre sotto la loro ala, si prepara a fronteggiare richieste di uscita pari al 6% del valore netto nel secondo trimestre. Come se non bastasse, altri tre fondi evergreen (eh sì, quelli che dovrebbero essere ‘eterni’), con un patrimonio totale di circa 9,7 miliardi di dollari, potrebbero vedere riscatti tra il 3,5% e il 5% nel medesimo periodo.

Ma non temete, la dichiarazione ufficiale non manca mai di rassicurare: Partners Group ammette soltanto un aumento della “volatilità” in questi fondi aperti, e promette saggiamente di imporre una limitazione del 5% nei casi in cui la domanda di liquidità superi questo confine sacro. Che brillante strategia per proteggere noi, poveri mortali, comuni investitori dalle tempeste del mercato!

Quando la liquidità diventa una scusa perfetta

Il panico da fuga dalle uscite sta culminando in quella che sarebbe l’ennesima conferma di quanto fragile sia davvero il mondo dei mercati privati globali. Secondo il CEO David Layton, queste caratteristiche di liquidità sono pensate “per proteggere investitori di lungo termine e garantire che i rendimenti derivino dalla qualità degli asset sottostanti e non da dinamiche di flussi a breve termine”. Frase fatta, ma funziona sempre. Peccato solo che il gran numero di richieste di rimborso dica esattamente il contrario.

David Layton ha poi cercato di confortare i disperati: le società nel portafoglio di Partners Group offrono “potenziali guadagni sostanziali” e, per fortuna, i principali fondi hanno restituito oltre cinque volte l’investimento iniziale sin dalla loro nascita. Sarà, ma non è che la paura del vuoto possa intaccare anche quei guadagni?

Mettiamoci pure che circa l’80% dei 185 miliardi di dollari di asset gestiti proviene da investitori istituzionali a lungo termine, con un misero 20% di investitori privati. Eppure, sembra che neanche gli ‘espertissimi’ pensionati rimangano troppo tranquilli di fronte a questa corsa all’uscita.

Per la cronaca, le azioni di Partners Group a Zurigo sono crollate di oltre il 16% mercoledì, trascinando al ribasso anche i giganti statunitensi del private equity come KKR, Blackstone e Ares. Naturalmente, dopo questo tonfo, giovedì mattina il titolo era già risalito più del 3% – perché nel gioco spietato della finanza, nessun crollo dura per sempre, soprattutto quando i portafogli pesano miliardi.

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